L'ex ceo di Nissan ha lasciato il Giappone ed è fuggito in Libano

Davide Sarsini

Colpo di scena nello scandalo Nissan-Renault: Carlos Ghosn, ex presidente e amministratore delegato del colosso franco-nipponico, ha lasciato il Giappone dove si trovava con un provvedimento restrittivo a Tokyo, ed è arrivato a Beirut, in Libano, a bordo di un jet privato proveniente dalla Turchia. Il 65enne manager di origine brasiliana sarebbe dovuto andare a processo ad aprile a Tokyo per frode industriale e fiscale.

La sua sembra essere stata una fuga e non un allontanamento concordato con le autorità nipponiche. La Procura di Tokyo ha fatto sapere che non era a conoscenza della sua uscita dal Paese e ha aggiunto che sta verificando la notizia. Intanto il suo avvocato giapponese, Junichiro Hironaka, si è detto "sbalordito", sottolineando di non aver sentito il suo assistito e di non sapere come contattarlo ora.

Anche il sottosegretario francese all'Economia, Agnes Pannier-Runacher, si è detta "molto sorpresa" per la notizia della fuga di Ghosn. "L'ho scoperto dai media ieri sera", ha aggiunto, sottolineando che Ghosn "non è al di sopra della legge". "Dobbiamo capire esattamente cosa sia successo".

Secondo il Financial Times, Ghosn non era più agli arresti domiciliari ma era ancora sottoposto a restrizioni tra cui il divieto di lasciare il Paese. Fonti vicine al manager hanno riferito che l'ex numero uno del gruppo Nissan-Renault "non fugge dalle sue responsabilità ma fugge dall'ingiustizia del sistema giapponese" che non gli consentirebbe di difendersi in modo adeguato. 

La scelta del Libano non è casuale: Ghosn, nato in Brasile ma di origini libanesi, ha la nazionalità di questo Paese oltre a quella francese e il Libano non estrada i suoi cittadini. Fin dal suo arresto il 19 novembre 2018 a Tokyo, l'ex presidente dell'alleanza Nissan-Renault-Mitsubishi si è sempre dichiarato innocente e ha denunciato una macchinazione nei suoi confronti da parte dei vertici Nissan. Tra le accuse nei suoi confronti c'è l'appropriazione indebita di fondi aziendali per un totale di 15 milioni di dollari che avrebbe fatto recapitare a una società distributrice di automobili dell'Oman appartenente a un suo socio.

Prima di scalare i vertici della casa francese era un dirigente molto rispettato perché aveva risanato nel 1996 la situazione finanziaria di Renault. Lo stesso fece con Nissan. I guai giudiziari sono iniziati nel novembre 2018, quando le autorità giapponesi gli hanno contestato il fatto di aver sottostimato i propri compensi nei report alle autorità di Borsa, e anche di aver utilizzato beni aziendali a fini personali. Da novembre 2018, così, è stato arrestato quattro volte, e dall'aprile del 2019 era ai domiciliari a Tokyo.

Le accuse: abuso di potere aggravato, frode fiscale, aggravata violazione della fiducia perché avrebbe cercato di far coprire a Nissan "perdite su investimenti personali" durante la crisi finanziaria dell'ottobre 2008. L'importo incriminato ammonta a 1,85 miliardi di yen (14 milioni di euro). Per risolvere questo problema finanziario, era riuscito a far si' che un miliardario saudita, Khaled Juffali garantisse per lui. In seguito, lo ha ripagato con trasferimenti dalla "riserva dell'amministratore delegato".

Ghosn ha sempre parlato di cospirazione: secondo la sua ricostruzione, il ministro giapponese dell'Economia, del Commercio e dell'Industria (Meti) stava lavorando con i dirigenti Nissan per bloccare la fusione di Nissan e Renault che lui voleva, per preservare l'autonomia di Nissan a tutti i costi. In passato, Ghosn peraltro era già stato accusato due volte di false dichiarazioni dei redditi dal 2010 al 2018 e ancora una volta per "violazione di fiducia". Gli avvocati e la famiglia del manager hanno denunciato le durissime condizioni della sua detenzione in Giappone. A metà novembre Ghosn aveva potuto parlare in videoconferenza con la moglie Carole per la prima volta in otto mesi. Anche i figli avevano lanciato un appello perché ricevesse "un processo equo".