L'ex segretario generale della Cgil fa un'analisi del partito e degli esiti del congresso in atto

Sergio Cofferati
Sergio Cofferati

Il senso della parole durissime di Sergio Cofferati  stato ben riassunto da AdnKronos: “Nel Pd non deve solo cambiare la musica, ma anche i musicanti“. L’ex segretario generale della Cgil ha da poco fatto un’analisi impietosa del partito e degli esiti del congresso in atto, congresso dal quale, con una lunga road map che finirà a febbraio 2023, il partito del nazareno dovrebbe arrivare alle primarie per eleggere il nuovo segretario successore di Enrico Letta.

Pd, cambiare “musica e musicanti”

Segretario uscente che intanto traghetterà si il Pd verso il suo “rinascimento”, ma per un tempo talmente lungo dall’evento-input, la batosta elettorale alle politica, da suggerire che più che di “rifondazione” sia in atto un rimescolamento delle carte, ma sullo stesso tavolo e con la stessa partita. Insomma, Cofferati, già segretario generale delle Cgil e fino al 2019 europarlamentare dem, l’ha detta tutta ed ha spiegato: “Credo che sia indispensabile che il Pd provi a ricostruirsi”.

La due condizioni per ricostruire il Pd

“Ma per farlo ci sono due condizioni: la prima è che si dia l’assoluta priorità al programma, alle cose che devono caratterizzare senza incertezza un partito di sinistra, insomma la proposta di merito, lasciando a un secondo momento la discussione sui nomi”. E in chiosa: “L’altra cosa è che quando questa discussione si farà dovrà essere data assoluta priorità alle novità. Non è credibile che un partito rinasca condotto dalle stesse persone che hanno avuto una funzione primaria con la sua decadenza“.