L'Fmi taglia la ripresa italiana, il Pil salirà solo del 3% nel 2021

Gianluca Maurizi
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La ripresa italiana sarà a scartamento ridotto: dopo una contrazione del 9,2% nel 2020, il Pil salirà soltanto del 3% nel 2021, contro il +6% auspicato dal governo nella Nadef. La netta sforbiciata alle speranze tricolori arriva dal Fondo monetario internazionale che, nel suo aggiornamento del World economic outlook, ha rivisto al ribasso di 2,2 punti percentuali le stime pubblicate nell'ottobre scorso. Migliorano invece dell'1% quelle sul 2022, quando l'accelerazione dovrebbe toccare il 3,6%.

Le cicatrici della crisi, la peggiore in tempo di pace dai tempi della Grande depressione, avverte il Fondo, restano profonde e l'incertezza "enorme": le varianti del virus, i ritardi nei piani vaccinali, l'indebolimento delle condizioni finanziarie rischiano di far saltare di nuovo il banco. La capo economista Gita Gopinath stima che la crisi scatenata dal Covid brucerà circa 22.000 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2025. Ma a preoccupare è soprattutto il costo umano: sono quasi 90 milioni le persone destinate a sprofondare in condizioni di "povertà estrema" a causa della pandemia. Oltre 150 economie registreranno nel 2021 livelli di reddito pro-capite inferiori a quelli del 2019. E ancora 110 non recupereranno quel livello nel 2022.

 A livello globale, grazie a vaccini e stimoli fiscali, le cose andranno comunque leggermente meglio rispetto a quanto temuto in autunno e l'attività economica dovrebbe registrare quest'anno un aumento del 5,5%, lo 0,3% in più rispetto alle attese autunnali. La contrazione 2020 viene ridotta al 3,5% dal 4,4% messo in conto in precedenza. 

Tra le economie avanzate il futuro appare roseo per gli Stati Uniti, cui l'Fmi attribuisce per il 2021 una crescita del 5,1%, con un rialzo delle stime del 2%, e la possibilità di recuperare i livelli pre-Covid già quest'anno. Ci metterà invece un anno in più l'Eurozona, con una previsione di crescita per il 2021 segata dell'1% al 4,1%. Chi ha già colmato il gap è la Cina, la cui economia è destinata a chiudere in rialzo del 2,3% il 2020 ed è pronta a balzare dell'8,1% nel 2021.

In Europa pagano dazio alla recrudescenza del virus tutte le grandi economie. La Germania si vede limare la stima di crescita per quest'anno dello 0,7% al 3,5%, la Francia dello 0,5% al 5,5% e la Spagna dell'1,3% al 5,9%. La Gran Bretgana subisce una revisione al ribasso dell'1,4% al 4,5%. L'Italia resta in coda al vagone con il suo -2,2% a +3%.

Lotta al coronavirus e stimoli fiscali e monetari restano essenziali. E da Gopinath arriva un appello affinché "la comunità internazionale agisca repentinamente per assicurare un rapido e ampio accesso globale alle vaccinazioni e alle terapie" contro il Covid. Secondo la capo economista del Fondo, è necessario "correggere la profonda iniquità nell'accesso attualmente esistente": la pandemia "non sarà finita finché non sarà finita ovunque". La fine della crisi sanitaria, calcola l'istituto di Washington, farà crescere il reddito globale di 9.000 miliardi di dollari tra 2020 e 2025 "con benefici per tutti i Paesi, inclusi 4.000 miliardi di dollari per le economie avanzate".