L'hacker che manomette le televisioni con un drone

gabriele fazio

Il suo nome è Pedro Cabrera, è un ragazzo spagnolo, per la precisione galiziano, ed ha letteralmente catturato l'attenzione di pubblico ed addetti ai lavori durante l'ultimo Defcon di Las Vegas. La sua specialità? Rapire le tv. Una frontiera dell'hackeraggio alla quale mai nessuno aveva fatto caso ma che, specie con i televisori di ultima generazione, significa avere libero accesso a molte informazioni, nonché, chiaramente, potersi rendere protagonisti di disturbo della quiete pubblica, che è poi una delle principali missioni di un hacker.

Per essere più chiari. Quanto danno potrebbe causare l'interruzione della finale di Champions League su un'intera città? Ecco, questo è quello di cui è capace Pedro Cabrera utilizzando un drone, di quelli semplici, che può essere acquistato in qualsiasi negozio, un computer leggermente più grande di una confezione di tabacco, una batteria portatile, una radio ancorata e un'antenna. 

“Con questo – dice in una intervista a El Mundo – possiamo già dirottare dove vogliamo il canale che l'altra persona sta guardando”. La spiegazione è presto fatta: “Quando il drone vola sopra le case, le antenne subiscono interferenze con il segnale che inviamo da quella tecnologia e le persone vedono sulla loro televisione ciò che stiamo inviando da lontano”. La prima idea che viene in mente è proprio quella della potenziale capacità di interrompere un evento di massa, magari anche per diffondere messaggi allarmistici, cosa che creerebbe indiscutibilmente un gran caos. 

Ma c'è di più. È infatti un gioco da ragazzi per hacker esperti come Cabrera imitare il segnale della tv e richiedere il reinserimento di dati personali, ciò vuol dire rubare in un lampo chiavi di accesso per qualsiasi dispositivo. Al giorno d'oggi, di fatto, avere in pugno la vita di una persona. Il metodo Cabrera infatti non solo costa pochissimo ma rende vulnerabili tv nell'arco di una vasta area, insomma non è un giochino per fare uno scherzo ad un amico. 

Questa tecnologia potrebbe mettere sotto scacco anche un intero paese. “La rete di distribuzione televisiva – prosegue nella spiegazione - si basa su un'origine primaria, su un'intestazione. Se invece di attaccare per via aerea lo facciamo suicomputer nazionali, potremmo influenzare l'intero territorio”. Inoltre qualsiasi attacco può tranquillamente avvenire da remoto con alte probabilità di non essere mai scoperti. La popolazione mondiale da anni è già stata messa in guardia riguardo computer e cellulari, ora dovremo abituarci a guardare con sospetto anche la tv.