Libano, Amnesty denuncia arresti e torture manifestanti -3-

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Roma, 29 nov. (askanews) - Secondo il Comitato degli avvocati per la difesa dei manifestanti, la notte del 27 novembre nella provincia di Marjeyoun uomini dei servizi segreti militari hanno arrestato due ragazzi che stavano scrivendo su un muro slogan a sostegno delle proteste. Sono stati interrogati e, il giorno dopo, rilasciati.

In altri sette casi documentati da Amnesty International, i militari hanno sottoposto a pestaggi le persone arrestate, rilasciate chi dopo ore e chi dopo sei giorni.

Il 14 novembre Samer Mazeh e Ali Basal stavano camminando lungo Gemmayzeh, una strada adiacente il centro di Beirut dove c'era un raduno di manifestanti, quando sono stati fermati da cinque soldati in abiti civili. Poco dopo è sopraggiunto un veicolo militare da cui è sceso un membro dei servizi segreti militari.

"Mi ha spinto con la faccia a terra e mi ha ammanettato. Mi hanno fatto salire sul veicolo e mi hanno picchiato. Mi hanno coperto il volto con la maglietta e obbligato a stare a testa in giù. Poi hanno preso Ali, lo hanno fatto salire a bordo e obbligato a sedersi sulla mia testa. Ho detto che stavo soffocando e un soldato ha risposto che a loro non importava niente", ha raccontato Samer.

Una volta giunti all'esterno di un centro di detenzione sconosciuto, i due arrestati sono stati fatti scendere e costretti a camminare sulle ginocchia coi fucili puntati contro la nuca:

"Lì dentro mi hanno chiesto di dichiarare, al posto delle mie generalità, che ero un somaro. Poi è arrivato uno che ha chiesto se fossi stato io a insultare il presidente, e mi ha preso a schiaffi", ha proseguito Samer. (Segue)