Libano fuori controllo. Cecchini sparano sulla folla, Hezbollah accusa i cristiani

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Army soldiers are seen behind a glass with gun holes, after gunfire erupted in Beirut, Lebanon October 14, 2021.  REUTERS/Mohamed Azakir (Photo: Mohamed Azakir via Reuters)
Army soldiers are seen behind a glass with gun holes, after gunfire erupted in Beirut, Lebanon October 14, 2021. REUTERS/Mohamed Azakir (Photo: Mohamed Azakir via Reuters)

Cinque morti e diversi feriti sono il bollettino temporaneo della sparatoria di questa mattina di fronte al Palazzo di Giustizia di Beirut. La situazione è degenerata durante la manifestazione indetta dai gruppi sciiti di Hezbollah e Amal, che hanno chiamato la popolazione a raccolta nei pressi di piazza Tayouneh per chiedere le dimissioni del giudice Tarek Bitar, colpevole secondo loro di aver politicizzato l’indagine sull’esplosione del porto del 20 agosto 2020. “A poche centinaia di metri da lì, scoppiò la guerra civile nel ’75”, ricorda ad Huffpost Ugo Tramballi, scientific advisor dell’Ispi.

I movimenti sciiti accusano esplicitamente il Partito cristiano-maronita delle Forze libanesi di aver “dispiegato gruppi di cecchini sui tetti” vicini alla rotonda Tayyune a Beirut, dove si sono verificati stamani i violenti scontri armati.

Le scene di violenza hanno infatti subito riportato al dramma consumatosi nel Paese tra il 1975 e il 1990. Centinaia di persone si trovavano per le strade della capitale libanese quando degli spari sono piovuti dagli edifici ferendo alcuni di loro, la maggior parte civili. Secondo l’emittente televisiva Al Arabiya, non è ancora chiara la motivazione dello scontro ma la tensione era cominciata a salire nel momento in cui i due gruppi musulmani hanno indetto la manifestazione, letta come una provocazione da parte cristiana. L’immediata reazione dei manifestanti, già ampiamente armati, non permette di escludere la possibilità che sia tutto frutto dell’ingegno di Hezbollah. Neanche l’intervento dell’esercito (su richiesta esplicita del gruppo sciita) è riuscito a placare gli animi e riportare alla normalità. Anzi, le forze militari hanno risposto al fuoco sparando e alzando ancor di più la tensione. Alcuni proiettili hanno raggiunto la scuola privata francese Freres di Furn el Chebbak, generando il panico tra i giovani alunni, messi al riparo nei corridoi dell’edificio.

In un comunicato congiunto, Hezbollah e Amal accusano hanno denunciato “l’aggressione di gruppi armati organizzati”, con l’obiettivo di “spingere appositamente il Paese verso la sedizione su base religiosa”. La paura di nuovi scontri ha obbligato il primo ministro Najib Mikati a richiamare all’ordine la popolazione per “non essere trascinata in conflitti civili”. Gli spari di oggi, però, rischiano di essere una pietra tombale sul suo governo, appena nato, già ampiamente contestato per via delle rivelazioni dei Pandora Papers e ora costretto alle scuse.

L’unico attore in grado di agire indisturbato sembra essere proprio Hezbollah, militarmente superiore alle altre forze, governo incluso. “Quando non gli va bene qualcosa, in questo caso l’indagine del giudice, organizzano proteste”, continua Tramballi. “Il problema di fondo per il Paese è che la giustizia è in mano a Hezbollah. Tutti sanno che il gruppo controlla quel che succede all’interno del porto, le merci che entrano e che escono. La sua responsabilità nell’esplosione sta nel fatto di aver creduto che quel materiale non sarebbe scoppiato”. Per Tramballi, la differenza tra le istituzioni e il movimento guidato da Hassan Nasrallah sta nel fatto che mentre “i partiti tradizionali rubano soldi, Hezbollah ha saccheggiato il Libano. Ormai è padrone del Paese”.

Per il gruppo militare musulmano, la situazione attuale è la condizione ideale per agire e porsi come salvatore del popolo libanese. I barili di carburante iraniano trasportato dalla Siria sono la testimonianza di come Hezbollah abbia voglia di ergersi come unico soggetto interessato al cambiamento. In verità, sostiene Tramballi, la realtà ha più sfumature. L’azione del gruppo spalleggiato dall’Iran non ha il fine ultimo di impossessarsi del potere, non perlomeno nella sua concezione tradizionale. Anche se nessuno è in grado di contrastarlo, il movimento “non si vuole prendere la responsabilità di governare il Libano, bensì solo di controllarlo. Non sono così sciocchi da volere una rivoluzione in stile iraniano a fine anni Settanta. Sono consapevoli di come il Libano sia un Paese laico”.

SENSITIVE MATERIAL. THIS IMAGE MAY OFFEND OR DISTURB  People evacuate a casualty after gunfire erupted in Beirut, Lebanon October 14, 2021. REUTERS/Aziz Taher (Photo: Aziz Taher via Reuters)
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Per comprendere meglio il ruolo di Hezbollah, Matteo Colombo - ricercatore dell’Istituto di relazioni internazionali olandese Clingendael e dell’Ispi – lo descrive ad Huffpost come “uno Stato nello Stato. Grazie agli aiuti che arrivano da Teheran, può andare avanti anche se il Libano fallisse”. Il momento, d’altronde, è critico. “Le prospettive sono molto negative”, continua Colombo. Di fronte a una povertà dilagante, “c’è un aumento dei prezzi alimentari incredibile a cui si aggiunge anche la questione dei profughi siriani”. Il problema, dunque, non è solo di natura economica ma umanitaria. “Le condizioni per una situazione esplosiva sono tutte lì. Parliamo di un Paese che rischia più di tutti. La comunità internazionale ha l’obbligo di non far degenerare la situazione. I dati sono evidenti e la situazione è gravissima”.

La necessità primaria per il Paese dei Cedri riguarda l’attuare riforme strutturali che possano favorire il cambiamento del sistema politico, compresa la legge elettorale. Gli aiuti che dovrebbero arrivare dal Fondo Monetario Internazionale, non a caso, sono subordinati a tale richiesta. Tuttavia, “il problema è endemico, legato alla struttura di potere dove alcuni utilizzano lo Stato per fini economici e politici, come fossero delle signorie rinascimentali. Il sistema ha retto finché giravano i soldi. Ora che questi non ci sono più, va in crisi”.

Dello stesso avviso anche Ugo Tramballi, che lega l’impossibilità di cambiamento ad Hezbollah che “meno di tutti ha la volontà di attuare le riforme necessarie”. La sua forza è talmente superiore agli altri gruppi da non esserci “possibilità, nel breve termine, per la società civile di ribellarsi e scendere in piazza. Dopo la guerra civile, si ricostruì politicamente il Paese distribuendo il potere tra le varie pluralità religiose. In questa democrazia settaria tutto era ripartito equamente”. Nel tempo però le necessità mutano continuamente, a partire dalla situazione economica fino ad arrivare alle richieste della società civile. Lo stesso sistema che aveva portato il Paese a un alto livello democratico rappresenta oggi “la gabbia dentro cui i libanesi sono incastrati, ognuno con i propri interessi. Con il mostro di Hezbollah che si oppone al cambiamento, mentre il Libano sta lentamente morendo”.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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