Libano, Nasrallah: sì a nuovo governo, no a nuova guerra civile

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 19 mar. (askanews) - Nel pieno della peggiore crisi economica in atto in Libano dai tempi della guerra civile del 1975-1990 e con i negoziati politici ancora in stallo per la creazione di un nuovo governo, il leader dell'organizzazione sciita Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha annunciato il proprio sostegno a un nuovo governo di soli tecnici. Ammonendo però sul rischio che tale esecutivo non riesca ad adottare le misure difficili e impopolari di cui ha bisogno il Paese. In un discorso trasmesso ieri sera in tv, Nasrallah ha anche messo in guardia dal rischio di una guerra civile, accusando "forze straniere e partiti interni" di spingere il Paese in tale direzione.

"Abbiamo accettato un governo di tecnici, il metodo di nomina e la rotazione dei ministeri, e se il presidente Michel Aoun e il premier designato Saad Hariri raggiungessero un accordo lunedì su un questo governo, lo accetteremo", ha detto Nasrallah, consigliando però ad Hariri di preferire un esecutivo che sia composto sia da tecnici che da politici. "Può un governo di tecnici prendere decisioni importanti? E' in grado di resistere davanti al popolo e convincerlo?", ha domandanto il leader Hezbollah, invitando quindi a dare vita a un governo in cui ci siano le forze politiche, così "da assumersi la responsabilità della crisi in cui versa il paese e da collaborare per affrontarla".

Dopo un nuovo scambio di accuse, ieri il presidente e il premier designato hanno avuto un nuovo incontro. Al termine del colloquio, Hariri, designato lo scorso ottobre, ha annunciato il nuovo faccia a faccia per lunedì. "Ho detto al presidente Aoun che punto a un governo di 18 tecnici. Abbiamo deciso di incontrarci di nuovo lunedì e ci saranno alcune risposte essenziali su come arrivare a un governo il prima possibile".

Stando al discorso riportato oggi dal sito libanese Naharnet, Nasrallah ha rimarcato come la formazione di un nuovo governo rappresenti solo il primo passo di una lunga strada per risollevare il paese.

La crisi economica scoppiata alla fine del 2019 si è aggravata negli ultimi mesi con la pandemia di coronavirus e la terribile esplosione dello scorso agosto al porto di Beirut, che fece oltre 200 morti e devastò vaste zone della capitale. Negli ultimi 18 mesi, la lira libanese ha perso quasi il 90% del suo valore contro il dollaro al mercato nero, e stando ai dati Onu, circa il 55% dei libanesi vive sotto la soglia di povertà di 3,84 dollari al giorno, e circa il 23% in condizioni di estrema povertà, contro l'8% del 2019.

Se prima della crisi, il salario medio di 950.000 lire libanesi valeva circa 630 dollari, oggi al mercato nero equivale ad appena 63 dollari. All'inizio del mese, il comandante delle forze armate libanesi, il generale General Joseph Aoun, ha sottolineato che anche "il salario dei soldati ha perso il suo valore e i militari soffrono e hanno fame come tutta la popolazione". Quindi ha segnalato l'assenza di fondi sufficienti per coprire le spese militari fino a fine anno.

Da settimane i militari sono impegnati a contenere le proteste di piazza e a rimuovere i blocchi stradali eretti dai dimostranti. Blocchi che secondo Nasrallah "non aiutano a risolbere la crisi, piuttosto la aggravano".

"Queste strade bloccate fanno parte di un'azione sospetta che può portare il paese sull'orlo di conflitti interni", ha ammonito, proponendo l'intervento degli Hezbollah "se l'esercito e le forze di sicurezza non riusciranno a riaprire le strade".

Nasrallah ha quindi invitato i libanesi a non farsi trascinare in "una guerra civile e in conflitti interni": "Non lo dico per intimidire; alcuni cercano una guerra civile in Libano... alcune forze straniere e partiti interni stanno spingendo per una guerra civile e lo dico sulla base di informazioni".

"Non dobbiamo permettere a nessuno di trascinarci in una guerra civile", ha concluso Nasrallah, aggiungendo che Hezbollah "non imbraccerà le armi per il bene del governo o per la situazione economica".