Libera Ikram Nazih: che dicono le femministe? Impariamo a dire: chi se ne importa

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Hp (Photo: Hp)
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È stata liberata a Casablanca Ikram Nazih, la ragazza italo-marocchina condannata a una pena mostruosa di sei anni di carcere per blasfemia perché aveva osato fare satira parodiando, crimine incommensurabile, una sura del Corano. Finalmente. Finalmente, e grazie all’impegno diplomatico delle autorità italiane a al silenzio dell’opinione pubblica italiana (con la parziale eccezione del quotidiano “Domani”), alla provvidenziale distrazione accondiscendente degli indignati a zig zag, eccetera eccetera.

Ma appunto, comincio davvero a non poterne più delle solite litanie “e che dicono le femministe?”, “e dove stanno i pacifisti?”, tutti interrogativi che rivelano una incancellabile subalternità culturale di chi le pronuncia e si indigna per la non indignazione degli indignati in posa.

Che dicono le femministe? Ma chi se ne importa, stiano pure nel loro brodo di ipocrisia e di malafede, la battaglia per la libertà delle donne di Kabul e di Teheran, di Riad e di Algeri può fare a meno di loro. Che dicono i pacifisti? Niente, che devono dire, le ragioni della pace e della guerra possono prescindere dal lor vociare? E che dicono i difensori della libertà di satira per la con danna di una ragazza che si era permessa di fare satira con la religione islamica? Ma chi se ne importa, le ragioni della libertà possono fare a meno dei loro strepiti e della loro presenza a giorni alterni.

Liberiamoci tutti da questa coazione a porsi domande inutili. Difendiamole noi, le ragioni delle donne oppresse, dei popoli soffocati dalla dittature, della libertà d’espressione conculcata. E viva Ikram Nazih, finalmente libera dopo aver subito il carcere nella disattenzione di tutti gli ipocriti. I quali ipocriti, che dicono? Ma chi se ne importa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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