Libertà di stampa, perché l’Italia è solo 52sima

Il livello di violenza contro i giornalisti è molto preoccupante soprattutto perché alcuni politici – come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle (M5S) – non esitano a rilasciare pubblicamente l’identità dei giornalisti che li infastidiscono. (Credits – AP)

Guadagna 25 posizioni rispetto a un anno fa, ma resta lontana dai Paesi più ‘liberi’. Secondo la classifica di Reporters sans Frontieres, infatti, l’Italia si posiziona al 52simo posto come libertà di stampa, risalendo dalla 77sima posizione di 12 mesi fa. Ma come mai l’Italia è risalita e perché è ancora lontana dalla vetta? Secondo RSF è colpa della mafia e della politica, in particolare di Beppe Grillo e dei Cinque Stelle.

Partiamo dalla classifica. Al primo posto c’è la Norvegia con un punteggio di 7,6, seguita dalla Svezia (8,27) e Finlandia (8,92). Tre Paesi scandinavi, cui segue un quarto, la Danimarca, con 10,36 punti e, al quinto posto, i Paesi Bassi a 11,28. Un po’ a sorpresa il primo Paese extra-europeo, al sesto posto, è il Costarica, con 11,93 punti. L’Italia, come detto, è 52sima con 26,26 punti, preceduta dalla Papuasia Nuova Guinea e davanti ad Haiti. A chiudere la classifica ci sono, infine, Turkménistan (84,19), Eritrea (84,24) e Corea del Nord (84,98).

Torniamo, però, all’Italia. Come detto, il nostro Paese ha guadagnato 25 posizioni e 2,67 punti rispetto al 2016, ma qual è la motivazione di Reporters sans Frontieres? Secondo l’organizzazione il balzo in avanti italiano è “ingannevole”. Perché l’Italia è salita di 25 posti dopo l’assoluzione e la liberazione di diversi giornalisti, tra cui i due giornalisti italiani che sono stati processati nel caso VatiLeaks 2. Ma continua a essere uno dei Paesi europei in cui più giornalisti sono minacciati dalla criminalità organizzata. Va sottolineato che la questione VatiLeaks è ambigua, perché RSF condannava un anno fa l’Italia (e oggi l’assolve), quando il processo ai giornalisti è stato fatto, appunto, dallo Stato Vaticano, che non è Italia. Ma, come detto, il guadagno di posizioni è ingannevole e RSF punta il dito chiaramente contro la politica e, in particolare, con un leader politico.

“Sei giornalisti italiani sono ancora sotto la protezione della polizia 24/24 dopo le minacce di morte, in particolare, da parte della mafia o di gruppi fondamentalisti. Il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali o fisiche, minacce e provocazioni …) è molto preoccupante soprattutto perché alcuni politici – come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle (M5S) – non esitano a rilasciare pubblicamente l’identità dei giornalisti che li infastidiscono. I giornalisti sono sotto pressione da parte dei politici e optano sempre più spesso per l’auto-censura. Una nuova legge sulla diffamazione di politici, giudici o funzionari pubblici prevede pene che vanno da sei a nove anni di carcere. Molti giornalisti, in particolare nella Capitale e nel Sud, dicono di essere sotto la pressione dei gruppi criminali e le organizzazioni criminali locali” scrive RSF.

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