Libia: 50 anni fa il rimpatrio degli italiani

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La memoria e il presente, il rimpianto e la speranza che il "sacrificio" compiuto 50 anni fa non fu inutile, l’auspicio che la Libia possa tornare a vivere e che l’Italia non perda il suo legame storico, il desiderio di un "riconoscimento" che all’epoca mancò e che ancora stenta ad essere accettato. C’era tutto questo nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, alle spalle del Senato, tra i tanti che si sono dati appuntamento per la proiezione di ‘Il mare della nostra storia’, il documentario di Giovanna Gagliardo prodotto dall’Istituto Luce, per ricordare i 50 anni dalla ‘cacciata’ degli italiani dalla Libia voluta da Muhammar Gheddafi, Una cacciata che negli anni, per ragioni di ‘real politik’, si è spesso preferito definire "rimpatrio".   

L’iniziativa voluta da Pierferdinando Casini, in un momento in cui la Libia è sulle prime pagine dei giornali per il continuo evolversi del conflitto civile scaturito dalla caduta del colonnello, ha visto istituzioni e governo presenti, a rendere un "doveroso omaggio" ai molti reduci di quegli eventi drammatici. A cominciare dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha parlato di un racconto attraverso il quale l’Italia è "chiamata alla conoscenza" di quanto accadde 50 anni fa e "alla responsabilità e al dovere della memoria", che ponga riparo alla "mancanza di un riconoscimento morale e storico" per gli italiani di Libia. Del resto, come ha ricordato Paolo Mieli nel suo ruolo di storico, "quella degli italiani di Libia è una vicenda scomoda, che per troppo tempo si è cercato quasi di dimenticare", e "molto ha inciso il marchio di occupanti fascisti con cui venivano bollati gli esuli, come analogamente accaduto per i profughi giuliano-dalmati".   

Non scontata è stata anche la presenza del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, reduce dagli incontri a Tripoli con Fayez al Serraj e a Bengasi con Khalifa Haftar. Anche il capo della Farnesina ha parlato di un "doveroso omaggio alla memoria degli italiani di Libia", vittime di una "cacciata traumatica, eseguita sbrigativamente e ostentata" dal regime di Gheddafi, per mantenere i libici uniti attorno alla sua rivoluzione. Di Maio ha riconosciuto agli italiani di Libia, raccolti nell’Airl (Associazione italiani rimpatriati dalla Libia), guidata da Giovanna Ortu, di "non avere mai ostacolato" la ricostruzione negli anni del "rapporto privilegiato" tra Roma e Tripoli.  Un "realismo lungimirante", ha detto ancora Di Maio, che "va sottolineato". Tra le iniziative citate da Di Maio, anche alla presenza dell’ambasciatore in Libia Giuseppe Buccino, i lavori di restauro del cimitero italiano di Tripoli, che si spera di completare "in tempo per il cinquantenario".  

E poi l’augurio che i fondi del governo possano contribuire all’istituzione di una fondazione che "mantenga vivo il ricordo" della presenza italiana in Libia e "favorisca i rapporti bilaterali" tra Roma e Tripoli. "Sono commossa perché sento che in occasioni come questa ci viene restituita parte della dignità che ci fu tolta", ha detto Giovanna Ortu, per 50 anni custode della memoria degli italiani di Libia. "A fine anno lascerò la carica che ricopro, passando il testimone alle nuove generazioni: a loro il compito di continuare a far vivere l'associazione e portare ulteriori risultati alla nostra comunità", ha concluso la presidente dell’Airl.