Libia: Amnesty International sollecita consegna Saif al-Islam Gheddafi

(ASCA) - Roma, 5 apr - Il Tribunale penale internazionale

(Icc) e le autorita' libiche ''prendano misure urgenti per

assicurare che i diritti di Saif al-Islam Gheddafi siano

protetti''. E' la richiesta di Amnesty International che ha

giudicato positivamente la decisione presa il 4 aprile

dal'Icc che ha chiesto alla Libia di consegnare Saif al-Islam

Gheddafi.

''Questa decisione dovrebbe porre davvero fine alla lunga

saga riguardante il destino di Saif al-Islam Gheddafi. La

Libia deve rispettarla e darvi seguito senza ritardo - ha

dichiarato Marek Marczynski, direttore del gruppo Giustizia

internazionale presso il Segretariato Internazionale di

Amnesty International -. Un processo di fronte a un tribunale

libico, dove l'imputato rischierebbe la pena di morte, non

servirebbe in alcun modo la giustizia. Fino a quando il

sistema giudiziario libico sara' debole e non saranno in

vigore norme sulla procedura penale, il ruolo dell'Icc

restera' fondamentale nell'accertamento delle responsabilita'

per le violazioni dei diritti umani in Libia''.

Il sistema giudiziario libico, infatti, ''continua a

essere praticamente paralizzato e i procedimenti contro

migliaia di detenuti, per lo piu' indiziati di crimini di

guerra, devono ancora avere inizio: nel frattempo, la maggior

parte di essi e' trattenuta in strutture che si collocano al

fuori del contesto legale e non ha accesso agli avvocati.

Amnesty International teme che i detenuti siano stati

costretti a confermare, firmandole o timbrandole col pollice,

'confessioni' estorte sotto tortura o coercizione. Saif

al-Islam Gheddafi e' ricercato dall'Icc per crimini contro

l'umanita' in relazione alla brutale soppressione delle

manifestazioni dello scorso anno, sotto il governo del

padre.

Dal novembre scorso, quando e' stato catturato, Saif al-Islam

Gheddafi e' stato tenuto in isolamento in un luogo segreto di

Zintan, senza accesso a un avvocato ne' mezzi per comunicare

coi suoi familiari. La decisione dell'Icc conferma che i

diritti delle persone sospettate di aver commesso crimini

devono essere tutelati''.

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