Libia, Colombo (Iai): "Plausibile legame tra rilascio pescatori e caso Regeni"

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E' "plausibile" che ci sia un legame tra il rilascio dei pescatori in Libia ed il caso Regeni e che il governo egiziano, "non necessariamente il presidente al-Sisi", abbia convinto il generale Khalifa Haftar a lasciar partire gli italiani. Lo afferma ad Aki-Adnkronos International Silvia Colombo, responsabile di ricerca del programma Mediterraneo e Medio Oriente presso l'Istituto affari internazionali (Iai),lal'indomani della visita a Bengasi del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

"La tempistica lascia adito a questo tipo di dubbio", dichiara l'esperta sottolineando che un eventuale collegamento andrebbe "accertato" anche per capire "le prossime mosse" del governo italiano sul caso del ricercatore friulano ucciso in Egitto alla luce delle recenti dichiarazioni di Di Maio e della volontà espressa di coinvolgere l'Ue. "Se questo punto non dovesse andare avanti - sostiene Colombo - sarebbe il segnale di un passo indietro dell'Italia" mirato ad "abbassare" le tensioni con il Cairo riesplose dopo le conclusioni della magistratura italiana sull'omicidio Regeni.

La visita di Conte e Di Maio, prosegue l'analista, si inquadra in un quadro complesso che coinvolge anche altri dossier regionali a partire dalla crisi nel Mediterraneo orientale. "E' eccessivo dire che si sono resi pedine nelle mani di Haftar", ma è stato un passaggio "delicato" ed "il fatto che si siano esposti significa riconoscere che il generale ha ancora un ruolo centrale negli equilibri politico-militari della Libia".

Colombo evidenzia quindi come in questi anni la posizione dell'Italia in Libia non sia stata sempre "coerente", con un riavvicinamento a Haftar sulla scia della sua offensiva a Tripoli poi rivisto a vantaggio del governo di unità nazionale (Gna).

La visita di ieri, aggiunge l'esperta dello Iai, "non ha fatto piacere" a Tripoli, ma bisogna sottolineare che il ruolo dell'Italia in Libia in questa fase non è quello del passato e lo stesso Gna ha altri "padrini", a partire dalla Turchia di Erdogan.

"L'Italia - chiosa - non è riuscita a coltivarsi fino in fondo questo rapporto (con Tripoli, ndr). La Turchia potrebbe prendere questa visita in senso negativo minando le possibilità dell'Italia di svolgere un ruolo di mediazione nel dossier del Mediterraneo orientale, legato a doppio filo a quello libico".