Libia: Dbeibah firma accordi in Turchia, l’Italia cerca l’asse con gli Usa

Red
·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 13 apr. (askanews) - A un mese dal suo insediamento il premier libico Adbul Hamid Dbeibah è volato ad Ankara per una visita di due giorni, dove ha confermato gli accordi di sicurezza e marittimi in vigore dal 2019 e ha firmato cinque memorandum di intesa per progetti di ricostruzione del Paese. In concomitanza alla visita in Turchia di Dbeibah, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha discusso a Washington il dossier libico con il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che ha avuto anche un colloquio telefonico con l'omologo turco, Mevlut Cavusoglu.

Al termine dell'incontro a Washington, Di Maio, che è già stato tre volte in visita a Tripoli dall'insediamento del nuovo governo di unità nazionale, ha detto che "sulla Libia si prefigura una più forte collaborazione tra Italia e Stati Uniti", aggiungendo di aver avuto "la chiara impressione che i prossimi mesi vedranno un maggiore coinvolgimento degli Stati uniti in Libia". Nella nota del dipartimento di Stato si afferma che "il segretario di Stato e il ministro degli Esteri hanno ribadito il loro sostegno agli sforzi del popolo libico per ripristinare l'unità del paese, tenere le elezioni nazionali a dicembre e dare piena attuazione all'accordo di cessate il fuoco". Su questo ultimo punto, Di Maio ha precisato che la presenza "di truppe straniere sul terreno", nonostante l'accordo di tregua dello scorso ottobre ne prevedesse il ritiro nell'arco di tre mesi, rappresenta "una preoccupazione condivisa anche dagli Usa".

Truppe straniere presenti in Libia sono i combattenti siriani inviati dalla Turchia e gli uomini del gruppo russo Wagner. Una presenza che rende ancora fragili le condizioni di sicurezza del paese, per cui gli Stati Uniti, a differenza di quanto fatto dalla Francia, non hanno ancora annunciato la riapertura della propria ambasciata a Tripoli, chiusa dal 2014.

"Il nostro obiettivo è avviare un processo per riprendere le operazioni dell'ambasciata statunitense non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno", ha detto a fine marzo la vice portavoce del dipartimento di Stato, Jalina Porter, ricordando che l'ambasciatore Richard Norland, con sede in Tunisia, "si reca periodicamente nella regione per incontri".

Lo stesso ambasciatore ha più volte espresso il sostegno americano al governo di Dbeibah per il ritiro dei mercenari, affermando in un'intervista concessa due settimane fa al quotidiano Al-Quds Al-Arabi che gli Stati Uniti useranno la propria influenza diplomatica per il raggiungimento di tale obiettivo. Per Norland la presenza di una miriade di forze presenti in posizioni molto vicine rende la situazione molto pericolosa.

Non è chiaro se la questione delle truppe straniere sia stata sollevata ieri da Blinken nel corso del colloquio telefonico avuto Cavusoglu, di cui ha riferito solo lo stesso ministro turco, definendolo "costruttivo". "Abbiamo discusso di questioni bilaterali, del processo di pace in Afghanistan, della Siria e del Medio Oriente", ha scritto su Twitter Cavusoglu.

Nei giorni scorsi, l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito di una fase di stallo nel rimpatrio dei combattenti siriani da parte della Turchia, riferendo anzi della decisione di Ankara di inviare presto in Libia altri 380 uomini. Secondo la stessa organizzazione, sarebbero oltre 6.000 i siriani presenti tra le forze turche e circa 2.000 quelli arruolati da Wagner. (di Simona Salvi)