Libia, emergenza migranti: il punto con Amnesty

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Il numero di migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa è più che raddoppiato quest’anno. Lo ha reso noto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che ha invitato gli Stati a prendere provvedimenti urgenti. Secondo le statistiche pubblicate in un nuovo rapporto, almeno 1.146 persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa nella prima metà del 2021. Nel 2020, 513 erano morte nello stesso periodo e 674 nel 2019. La maggior parte dei decessi è stata registrata nel Mediterraneo (896), circa 250 nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie, nell’Oceano Atlantico.

L’OIM ha inoltre reso noto in un rapporto che oltre 15.300 migranti sono stati rimpatriati in Libia nei primi sei mesi del 2021, quasi tre volte di più rispetto allo stesso periodo del 2020 (5.476). L’organizzazione ha definito questa situazione “preoccupante, dato che i migranti che vengono rimpatriati in Libia sono soggetti a detenzioni arbitrarie, estorsioni, sparizioni e atti di tortura“. Il rapporto mostra un aumento per il secondo anno consecutivo delle operazioni marittime da parte degli Stati nordafricani lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli intervenendo alla Conferenza di Alto livello sullo Stato Globale dei diritti umani organizzata dal Parlamento europeo e dal Global Campus on Human Rights a Venezia ha dichiarato: “I nostri valori sono sotto attacco, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali è stato intaccato negli ultimi decenni. L’autoritarismo, la xenofobia hanno trovato molti sostenitori che non hanno esitato a usare anche la pandemia come pretesto per minare le fondamenta dei nostri sistemi democratici”.

Dopo le decisioni del Parlamento italiano di dare seguito alle missioni internazionali all’estero, Libia compresa, TFnews.it ha intervistato Matteo De Bellis, ricercatore e coordinatore presso il Segretariato Internazionale di Amnesty International.

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