Libia, Gazzini: nuovo governo “un passo storico” verso unità, ora la prova dei fatti

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 15 mar. (askanews) - Il giuramento a Tobruk del nuovo governo di Abdul Hamid Dbeibah è "senza dubbio un passo storico" verso l'unificazione della Libia, ma sono tante le sfide che attendono ora il nuovo esecutivo formato da ministri che rappresentano tutte le realtà "geografiche, tribali e anche politiche" del Paese. Sfide come quella militare, con la carica di ministro della Difesa ancora da assegnare, ha detto ad askanews Claudia Gazzini, analista dell'International Crisis Group, ma anche quella economica, con il premier intenzionato a far approvare un bilancio "molto più grande di quello previsto fino ad oggi, quasi il doppio, molto al di sopra di quelle che saranno le entrate delle vendite di petrolio".

"Non c'è dubbio che il giuramento del nuovo governo sia un passo storico, un primo passo verso l'unificazione della Libia, divisa istituzionalmente dal 2014", ha rimarcato Gazzini, ricordando "la prima vittoria" già conseguita da Dbeibah la scorsa settimana riuscendo "a far riunire il parlamento libico diviso in due fazioni, una a Tobruk e l'altra a Tripoli, nella città di Sirte, dove ha ottenuto il voto di fiducia".

"E il fatto che oggi riesca a portare tutto il governo a Tobruk per il giuramento indica di nuovo che queste barriere informali, queste barriere geografiche che avevano diviso la Libia in due, stanno venendo giù, tanto da permettere a un premier di Misurata, dell'Ovest libico, che si insedia a Tripoli, di viaggiare a Tobruk, nell'Est, per questa cerimonia", ha aggiunto.

Interpellata sulle recenti accuse di corruzione mosse al premier Dbeibah, l'analista ha ricordato anche "l'accusa di corruzione alla famiglia Dbeibah in generale, famiglia di milionari la cui ricchezza è dovuta in gran parte a fondi accumulati durante l'era di Muammar Gheddafi, quando Ali Dbeibah (cugino del premier, ndr) era a capo dell'ente statale per costruire le infrastrutture e le nuove città libiche".

"L'accumulo di fondi dell'era Gheddafi e l'accusa allo stesso premier di aver comprato voti al Foro di dialogo libico sostenuto dall'Onu sono due macchie nere che fanno pensare che il nuovo esecutivo, in realtà, governerà all'insegna della corruzione. Molti temono che il nuovo premier possa abusare del proprio potere per continuare a gestire il paese come fatto dalla sua famiglia in passato. Questo fa temere, certo. Quindi il premier deve innanzitutto liberarsi di queste accuse", ha commentato Gazzini.

Scontato quindi che gli attivisti seguiranno con attenzione l'approvazione della nuova legge di bilancio, "monitorando quali contratti verranno fatti, per evitare nuova corruzione e appropriazione indebita di fonti statali", anche perchè ad oggi "pare che il premier voglia fare un bilancio molto più grande di quello previsto fino ad oggi, quasi il doppio, molto al di sopra di quelle che saranno le entrate delle vendite di petrolio" e "non è chiaro come voglia finanziarlo".

Proprio sul fronte delle entrate petrolifere, Gazzini ha ricordato che dallo scorso settembre è attivo "un meccanismo, voluto dagli americani e dall'Onu, che ha portato al congelamento dei proventi petroliferi, che invece di andare direttamente alle casse dello Stato, alla Banca centrale, si fermano in un conto del colosso petrolifero Noc". Un meccanismo voluto proprio per "fare pressione sulle due parti per arrivare a un governo di unità".

Per cui "ora Dbeibah dovrà consultarsi con gli attori coinvolti nella creazione di questo meccanismo, tenendo conto della posizione americana e Onu, per poter tornare al sistema istituzionale di distribuzione dei proventi petroliferi". In un comunicato, la Noc ha riferito di 1,2 miliardi di dollari di entrate petrolifere a febbraio, annunciando di essere pronto a sbloccare i fondi. Nella nota si riferisce quindi dell'incontro avuto dal presidente della Noc, Mustafa Sanalla con il premier, durante il quale Dbeibah ha espresso "sostegno alla Noc e alle sue affiliate perchè raggiungano i suoi obiettivi di aumentare la produzione e aumengare le entrate per sostenere l'economia nazionale".

Altra grande sfida che il nuovo governo è chiamato ad affrontare è quella del dossier militare. Ad oggi il premier ha tenuto l'interim della Difesa. Citando Dbeibah, Gazzini ha sottolineato che "non è ancora stata trovata una figura che goda del sostegno e della fiducia delle due coalizioni militari". Ma, ha aggiunto, "sarà importante a mio avviso assegnare questa carica, perchè il premier avrà troppo da fare per potersi concentrare completamente anche del dossier militare".

"Altra sfida sarà trovare un accordo su chi ricoprirà la carica di General Commander, ossia la posizione di Haftar - ha ricordato - questione di cui non si è discusso finora, ma di fatto il nuovo Consiglio presidenziale guidato da Al-Menfi ha l'autorità di fare le nuove cariche militari, tra cui quella del Comandante generale. Lo faranno? Procederanno, cambieranno Haftar o manterrano lo status quo? Rimane una domanda aperta".

Interpellata sulla posizione di Haftar verso il nuovo governo, Gazzini ha risposto: "Il generale Haftar ha dato segnali di voler collaborare con questo nuovo governo". (di Simona Salvi)