Libia, il candidato Nayed: 'Elezioni rinviate? Rischi concreti di conflitto'

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"Se le cricche politiche dello status quo fanno altri giochetti ci sono possibilità concrete di disordini civili e anche di conflitto". A lanciare l'avvertimento in un'intervista all'Adnkronos è Aref Nayed, ex ambasciatore libico negli Emirati Arabi Uniti e candidato alla presidenza, che commenta il rinvio delle elezioni previste per venerdì.

Secondo Nayed, che è leader del movimento politico 'Ihya Libya' (Far rivivere la Libia) e che ieri, insieme ad altri candidati ha incontrato a Bengasi l'uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar, "i libici sono stati privati, per troppo tempo, del loro diritto inalienabile di scegliere il proprio presidente e hanno dimostrato volontà e impegno in merito alle elezioni registrandosi e ritirando le loro tessere elettorali. Oltre 2,5 milioni di donne e uomini elettori libici non accetteranno ulteriori procrastinazioni e manipolazioni".

Nayed, il cui movimento ha l'obiettivo di guidare il Paese verso una fase di "sicurezza, stabilità e sviluppo", ricorda che "le elezioni presidenziali furono decretate dal Parlamento nel 2014 (Decreto 5/2014). Dopo anni di rinvii e cosiddetti 'preparativi', ogni ulteriore procrastinazione sarà respinta con veemenza".

Il leader di 'Ihya Libya' critica quindi aspramente l'operato di Abdul Hamid Dbeibah, che a seguito del rinvio del voto ha riassunto il ruolo di primo ministro ad interim, incarico che aveva affidato al suo vice per potersi candidare alle presidenziali.

"Il motivo principale del rinvio è il fatto che il primo ministro di un governo ad interim, che era stato specificamente autorizzato a preparare le elezioni, dopo essersi impegnato a non concorrere, ha improvvisamente deciso di candidarsi, spendendo fondi pubblici per la propria campagna e manipolando i ministeri a suo vantaggio, incluso il rilascio di una falsa certificazione universitaria", attacca Nayed.

"Tale flagrante conflitto di interesse è la ragione stessa del rinvio - chiosa - La violazione da parte del primo ministro dei suoi impegni e delle sue promesse rischia di far deragliare l'intero processo politico e di istigare disordini e persino conflitti armati".

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