In Libia la guerra prende sempre più di mira le infrastrutture civili

L'Onu chiede una tregua nel conflitto, ma in Libia la guerra prende quotidianamente sempre più di mira le infrastrutture civili. Nelle ultime ore i lanci di razzi hanno obbligato le autorità di Tripoli a sospendere i voli da e per l'aeroporto della capitale, e a ripiegare su quello di Misurata, 200 chilometri a est. Nel pomeriggio, ha riferito l'amministrazione dell'aeroporto di Mitiga, lo spazio aereo "è stato chiuso e i passeggeri che si trovavano a bordo dei voli in partenza sono stati fatti sbarcare".

Non è ancora chiaro chi abbia scatenato gli attacchi, che si susseguono con più intensità da quando, ieri sera, e l'inviato dell'Onu, Ghassan Salamè, e il generale Khalifa Haftar, capo delle forze ribelli, si sono incontrati per l'avvio di un nuovo dialogo di pace. "La guerra in Libia finirà solo dopo la sconfitta delle forze dell'aggressore", vale a dire le forze dell'Esercito nazionale libico dell Cirenaica, ha, però, avvertito il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez al Serraj.

"L'aggressore", ha spiegato Serraj in un'intervista all'agenzia russa Ria Novosti, "avendo accumulato per molti anni un'enorme quantità di armi, ha pensato che la guerra sarebbe stata una passeggiata, che i soldati sarebbero entrati a Tripoli nel giro di 24 ore".

Oggi, ha aggiunto, "non ci sono intermediari di alcun tipo che facilitino una fine di questa guerra. Noi non abbiamo attaccato nessuno e la richiesta di terminare le azioni di guerra deve essere rivolta all'aggressore. Noi realizziamo il nostro legittimo diritto sovrano a difendere la nostra patria e la nostra città".

Nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, avvenuta ieri, Salamè ha invitato le parti a concordare un cessate il fuoco in occasione della festa islamica di Aid al Adha, il 10 agosto. La tregua, ha spiegato, "deve essere accompagnata da misure che contribuiscano a creare la fiducia": tra le altre, lo scambio di prigionieri, il rilascio di persone che sono state arbitrariamente detenute e rapite, lo scambio delle salme".

Il quadro libico resta al centro della preoccupazione di Roma. "Chi alimenta la guerra in Libia, odia l'Italia e l'Europa e mette a rischio la sicurezza nell'intero continente", ha denunciato il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, confermando telefonicamente al suo omologico libico Fathi A.A. Bashagha "sostegno e collaborazione da parte del governo italiano".

Per Salvini, che in passato aveva rimproverato a Parigi il sostegno ad Haftar dopo il ritrovamento di quattro missili francesi in una base a Gharian, precedentemente occupata dalle forze del generale Khalifa Haftar, "gli attacchi delle truppe ribelli agli obiettivi civili (ospedali e aeroporti) sono inaccettabili" come è "inaccettabile il silenzio di gran parte degli organismi internazionali a fronte di queste aggressioni".