Libia, media: Emirati ed Egitto dietro il no di Haftar a tregua

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Roma, 15 gen. (askanews) - Sono stati funzionari dell'intelligence di Emirati arabi uniti ed Egitto a spingere il generale libico Khalifa Haftar a lasciare Mosca, ieri, senza firmare l'accordo di cessate il fuoco con il governo di accordo nazionale di Tripoli, che era stato negoziato da Russia e Turchia. E' quanto hanno rivelato fonti diplomatiche al quotidiano turco Daily Sabah, sottolineando che la mossa di Haftar, inizialmente propenso a firmare l'accordo, ha stupito Ankara, ma ancor di più Mosca.

Stando alla ricostruzione del vertice a Mosca fatta oggi da Bloomberg, Emirati arabi uniti ed Egitto non sarebbero stati coinvolti nell'accordo negoziato da Ankara e Mosca, ritenuto troppo sbilanciato a favore della Turchia. Un funzionario turco ha spiegato alla testata americana che l'intesa di cessate il fuoco permetterebbe a Turchia e Russia di cooperare nell'esplorazione di petrolio e gas e garantirebbe anche la tutela dell'accordo raggiunto da Ankara con Tripoli sulla definizione dei confini marittimi nel Mediterraneo Orientale, contestato da Grecia, altri Paesi europei ed Egitto.

Ora tutti gli occhi sono puntati su Berlino, dove domenica è in programma una conferenza internazionale che vedrà riuniti i principali attori impegnati sullo scenario libico, a cominciare da Stati Uniti, Russia, Turchia, Francia, Italia, Emirati ed Egitto.

Secondo quanto riportato da Al Arabiya, Haftar ha posto nuove condizioni per mettere fine al conflitto in corso dallo scorso aprile in Libia: una scadenza tra i 45 e i 90 giorni per il disarmo di tutte le milizie; l'istituzione di un comitato di esponenti delle sue forze armate e dell'Onu, per la raccolta delle armi delle milizie; l'esclusione della Turchia da ogni mediazione.