Libia, Minniti: "Agire in fretta, Mediterraneo decisivo per il futuro dell'Europa"

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In Libia occorre intervenire presto: in una lunga intervista a Die Welt, l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti torna al Memorandum Italia-Libia sui migranti, alla situazione degli sbarchi di allora, e si ferma a riflettere sul ruolo che l'Europa è chiamata a giocare nel Mediterraneo.

"Dopo il 2018 - spiega, rispondendo ad una domanda sul nuovo aumento dei flussi migratori - la discussione si è spostata nuovamente sull'Europa e sulla questione della redistribuzione interna. Tuttavia, non sarà possibile trovare un consenso sulla modifica del Trattato di Dublino se la sfida dell'Africa non verrà prima accettata". "Intanto, mentre l'Europa si divideva in Bruxelles, Turchia e Russia sono arrivate in Libia. Si tratta di un cambiamento geopolitico epocale, inimmaginabile. Se qualcuno mi avesse detto nel 2017 che i turchi e i russi sarebbero arrivati ​​in Libia non ci avrei creduto".

"In Europa ci concentriamo così spesso sull'Oriente e sulle sue sfide. Ma Russia e Turchia, due 'potenze dell'Est', ora sono in Libia e Siria. L'UE deve riconoscere che gli equilibri nel Mediterraneo stanno cambiando. Avremo a che fare con questo per decenni". E questo "perché l'Europa non ha ancora capito bene che la regione del mediterraneo centrale allargata sarà di decisivo significato per il suo futuro".

Secondo Minniti, la strada da seguire per l'Europa è quella "innanzitutto di proporre alla Tunisia e alla Libia un patto per le migrazioni e lo sviluppo economico. Dobbiamo agire in fretta. Non puo' esserci nessun rinvio". "Allo stesso tempo è importante invitare Libia e Tunisia a intensificare la lotta contro i trafficanti di esseri umani".

"Se non interveniamo presto, sarà difficile tenere le elezioni in Libia il 24 dicembre. E se non ci sono elezioni, il rischio è molto alto che le tensioni salgano di nuovo. C'è la possibilità che la Libia venga divisa in una zona di influenza turca e una russa. Il modello siriano. Sarebbe una sconfitta molto pesante per l'Europa. Un altro Afghanistan".

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