Libia, tra omicidi politici e rinascita economica

Non ha pace la Libia dopo l'assassinio dell'ambasciatore americano Stevens due settimane fa. Le bande rivali uccidono, il governo tentenna, ma l'Occidente pensa a come fare affari.

Ucciso l'uomo che trovò Gheddafi. Omran Shaban ebbe il suo momento di gloria e popolarità lo scorso 20 ottobre. Era lui uno degli uomini che trascinò, di peso, il dittatore Gheddafi fuori dalla tana in cui si era nascosto. Le foto di Shaban, così come quelle di Gheddafi ucciso, fecero il giro del mondo. Oggi, però, Shaban non c'è più. Da quel che riferiscono fonti libiche, infatti, l'uomo sarebbe stato sequestrato in luglio a Bani Walid da una delle tante bande criminali che fanno il bello e cattivo tempo nella nuova Libia. Torturato, i suoi rapitori gli hanno sparato prima di farlo ritrovare moribondo. E Shaban è deceduto a Parigi lunedì scorso. Una morte che dimostra come il processo di pace nell'Africa del Nord è ancora lontano dall'essere terminato.

Governo nelle mani delle bande. Proprio tra Bani Walid e Misurata la tensione è altissima negli ultimi mesi. Il governo libico sta cercando di normalizzare il Paese, ma le violenze tra bande – spesso criminali, altre volte religiose – non solo non diminuiscono, ma diventano giorno dopo giorno più cruenti. L'omicidio dell'ambasciatore americano lo scorso 11 settembre è stata solo la punta dell'iceberg di una situazione politico-sociale incandescente. Come ha dichiarato il fratello di Shaban al suo funerale “ufficialmente la Libia è stata liberata il 23 ottobre scorso. In realtà non è un Paese libero”. Alle scorribande criminali, rese facili dalla difficoltà del governo di gestire uno Stato uscito da decenni di tirannia, si uniscono gli scontri religiosi. Tra le varie fazioni islamiche, tra chi vuole uno Stato laico e chi, invece, lavora – anche con la violenza – per una svolta fortemente religiosa, la pace in Libia è ancora lontanissima. E lo spettro di Al Qaeda si fa sempre più inquietante.

Stevens ucciso da Al Qaeda? L'assassinio dell'ambasciatore americano, troppo frettolosamente etichettato come la conseguenza di una sommossa popolare “casuale”, assume giorno dopo giorno contorni ben diversi. A lasciar trapelare le prime notizie sull'indagine in corso è stato il Segretario di Stato Americano Hillary Clinton che, scoprendo l'acqua calda, ha parlato di legami tra i militanti locali del Maghreb islamico e Al Qaeda. Insomma, dopo che lo stesso governo americano aveva incolpato il famigerato film anti-islamico, ora fa marcia indietro, parlando apertamente di atto terroristico e legando le bande che impreversano in Libia con Al Qaeda. Una situazione esplosiva cui il governo libico non sembra in grado di trovare una soluzione.

Ma l'economia riparte. Se la situazione politica e sociale in Libia è ancora confusa e grave, non così appare quella economica. Secondo quanto riferisce, infatti, il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi “in Libia la produzione di petrolio e l'export verso l'Italia hanno raggiunto i livelli precedenti alla caduta di Gheddafi”. Quello su cui, però, si deve ancora lavorare è garantire la possibilità per le aziende italiane di investire in Libia, sia da un punto di vista dell'export sia da quello di entrare fattivamente nel Paese. Per farlo, però, la situazione esplosiva di cui si parlava prima, deve finire. E per farlo, come dice lo stesso Terzi in un'intervista a Wired “Ora è importante vigilare sulle regole costituzionali che saranno alla base dei nuovi Governi: confido che i diritti umani, il rispetto della libertà di culto e la tutela delle minoranze saranno garantiti e tutelati senza indugio”.

Tensione in medioriente: grandi movimenti su pista di SigonellaSigonella (TMNews) - Cresce il traffico di jet militari sulla pista dell'aeroporto siciliano di Sigonella. La tensione che sta accendendo tutto il Medioriente, ha messo in allarme anche la base americana. Dall'assassinio dell'ambasciatore statunitense Chris Stevens gli aerei militari dalla base, dove ha sede anche il 41esimo stormo dell'Aeronautica militare italiana, non si sono mai fermati. L'amministrazione Obama ha deciso di rafforzare la propria sicurezza nella regione, spostando due navi da guerra verso le coste libiche e ha anche previsto l'eventuale uso di droni contro le postazioni terroristiche in Libia. Sulla pista, fra Siracusa e Catania, sono ben visibili un gigantesco C 17 Globemaster e alcuni jet. Oltre agli Atlantic, e agli elicotteri Apache, Sigonella ospita nei suoi hangar i droni, gli aerei senza pilota che possono restare in volo 36 ore senza rifornimento. In passato la base di Sigonella è stata spesso usata dagli Stati Uniti per le operazioni militari in Nord Africa, lo scorso anno per esempio durante la guerra in Libia erano già visti decollare i droni Predator e Reaper.

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