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Roma, 6 nov. (askanews) - L'immigrazione - per Lahweej è inconfutabile - "parte da Tripoli perché lì il governo legittimo è assente". "Non ci sono partenze dalle coste dei territori controllati dal nostro esecutivo, perché noi siamo responsabili, il nostro Parlamento è responsabile. Le nostre forze armate proteggono coste e confini", insiste il ministro, che non vede una soluzione politica prima che sia risolta la questione della sicurezza.

Per Lahweej "non è possibile parlare di democrazia ed elezioni in Libia se il Paese non esce da questo caos". E tutte le conferenze per la Libia organizzate fino ad oggi, "compresa quella di Palermo" voluta dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, saranno destinate a un totale fallimento senza che si ponga fine al ricorso sistematico alle armi. "Vogliamo che i Paesi dell'Unione europea comprendano bene ciò che accade in Libia" e, dopo aver risolto la questione della sicurezza, il governo di Trobruk è disposto a discuterne anche in una nuova conferenza internazionale. Per il momento però in Libia c'è una guerra. "E' la guerra per liberare Tripoli, e speriamo che sia l'ultima", ha confermato il ministro degli Esteri di Tobruk, esprimendo rammarico per il mancato rispetto degli Accordi di Skhirat, firmati nel 2015, che a suo dire avrebbe evitato il caos. (Segue)