Libia, Varvelli: "Esito deludente, nuovo governo molto debole"

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Un risultato "deludente" con molte incognite che lasciano intravedere "una strada tutta in salita" per un governo provvisorio che "nel migliore dei casi sarà troppo debole per resistere alle pressioni interne, nel peggiore potrebbe alimentare tentativi di escalation violenta da parte degli esclusi". E' l'analisi che Arturo Varvelli, direttore dell'European council on foreign relations (Ecfr) di Roma, grande esperto di Libia, fa dell'esito del voto di oggi a Ginevra, che ha visto imporsi la lista con Mohammad Younes Menfi come candidato alla presidenza del Consiglio presidenziale e come premier Abdul Hamid Mohammed Dbeibah.

"Mi sembra un ticket molto, molto debole - dice Varvelli all'Adnkronos - I veti incrociati hanno avuto la meglio sui due uomini forti, Aquila Saleh per l'est e Fathi Basghaha per l'ovest, su cui la comunità internazionale aveva chiaramente puntato e che sarebbero potuti andare bene anche a noi. Bashagha ha buone relazioni con l'Italia, in particolare con il nostro ambasciatore Giuseppe Buccino, e Saleh compensava il rapporto con l'est".

Che sarebbe finita non troppo bene in realtà era emerso con evidenza nei giorni scorsi, quando si erano ritirati l'attuale vice premier del governo di Tripoli, Ahmed Maitig, il ministro della Difesa Salahuddin Al- Namroush ed il presidente dell'Alto consiglio di Stato di Tripoli, Khaled al Mishri, tutte figure forti che, ognuna per i propri motivi, hanno deciso di fare un passo indietro.

Fra i candidati eletti, "nessuno è una figura particolarmente conosciuta né particolarmente forte - commenta il direttore dell'Ecfr - E questo implica che potrebbero non essere in grado di resistere alle pressioni, sia interne, che della comunità internazionale, nelle sue variegate forme e pressioni". L'unica potenza straniera che "sembra venirne fuori bene è la Turchia, cui sarebbe legato il premier eletto Dbeibah", facoltoso imprenditore di Misurata.

"Indubbiamente il voto di oggi non porta a soluzione la crisi libica", sottolinea Varvelli, indicando nel voto del Parlamento di Tobruk, che dovrebbe approvare il nuovo governo, "il primo grande scoglio: lo sconfitto Saleh, con il generale Haftar sullo sfondo, dovrebbe intanto convocare il Parlamento e poi consentire un libero voto di approvazione". Secondo l'esperto, "nonostante i lodevoli sforzi di Stephanie Williams, il processo dell'Onu non è andato a buon fine: la ricerca di posizioni che potessero accontentare tutti ha finito per indebolire la scelta finale"

"La strada dunque è tutta in salita - chiosa l'esperto - con conseguenze imprevedibili ed il rischio che riesploda la violenza. Quanto al premier uscente Fayez Serraj non mi aspetto grandissimi colpi di coda, è difficile che non ceda il posto a meno che il voto di approvazione non sia chiaro".