Libia, Varvelli: "Sbagliato fissare data voto, serve nuovo governo unità"

·3 minuto per la lettura

Fissare la data delle elezioni in Libia, senza che venisse creato alcun meccanismo di check and balance, "è stato sbagliato" e le tensioni di queste ore erano prevedibili, "con chi si vede perdente" che "ha anticipato i tempi" per sbarrare definitivamente il passo alle elezioni. E' l'analisi che fa Arturo Varvelli, capo dell'European council on foreign relations (Ecfr) di Roma, all'indomani dell'azione di alcune milizie a Tripoli, che hanno circondato le sedi delle istituzioni del governo in protesta contro la sostituzione di un comandante militare della capitale loro 'protettore'. In questo contesto, secondo Varvelli, bisognerebbe lavorare "ad un nuovo governo di unità nazionale" la cui priorità dovrebbe essere quella di mettere a punto "regole elettorali e istituzionali più ampie" per un voto più credibile.

"In generale - dice Varvelli, parlando con l'Adnkronos - mi sembrava assurdo aver stabilito una data delle elezioni senza che venisse creato un meccanismo di check and balance tale da garantire stabilità, da garantire che il vincitore delle elezioni, in un sistema totalmente anarchico, non si sentisse il padrino della Libia, in diritto di potersi prendere tutto il bottino e di non rispettare gli sconfitti".

Quanto successo ieri sera era più che atteso, sono stati solo "anticipati i tempi" - in attesa che venga annunciato ufficialmente la prossima settimana il rinvio delle elezioni - da parte di "chi si vede perdente e rischia di dover cedere una fettina del potere". In questo caso alcune milizie di Tripoli, che hanno colto il pretesto della sostituzione del comandante del distretto della zona militare di Tripoli, Abdul Basit Marwan.

La Libia, spiega il capo dell'Ecfr di Roma, "è uno stato consociativo in cui ogni signore della guerra o attore politico garantisce stabilità e una fetta di potere attraverso la corruzione, i traffici illeciti o l'estorsione di fondi pubblici, ma le elezioni rischiano di compromettere questo sistema". La data "simbolica" del 24 dicembre, sostiene ancora Varvelli, è servita alle Nazioni Unite per far passare il governo di unità nazionale pro tempore, ma "più si ci si avvicinava a quel giorno più non si faceva nulla perché queste elezioni funzionassero".

In questo scenario, secondo l'esperto di Libia, dinanzi all'impossibilità della comunità internazionale e dell'Onu di stabilire una nuova data, perché sarebbe "controproducente farlo mentre ancora mancano i meccanismi per garantire i diritti di chi perde", bisognerebbe "lavorare a un nuovo governo di unità nazionale, che dovrebbe avviare consultazioni per regole elettorali e istituzionali più ampie per un voto con mandato chiaro e condiviso dalla gran parte del Paese".

A guidarlo non sarebbe più Abdul Hamid Dbeibah, che candidandosi "si è in parte compromesso, ma una figura neutrale, di garanzia", sostiene Varvelli, secondo il quale il premier accetterebbe questo scenario, perché "di fatto si è già autoescluso dal processo per farsi accettare dalla comunità internazionale come contendente alle elezioni".

La convinzione dell'esperto, tra l'altro, è che per la Libia sarebbe meglio un sistema parlamentare all'italiana, con un presidente eletto dal parlamento, che "possa garantire un equilibrio più ampio", piuttosto che un sistema presidenziale alla francese.

Varvelli infine parla del ruolo del generale Khalifa Haftar, che in questi giorni sembra riguadagnare influenza, "perché, come sempre, quando ci si sposta dal campo politico al campo militare, torna a essere rilevante, con il caos che favorisce le milizie". E del ruolo di Seif al Gheddafi, la cui "influenza è stata sovrastimata, in realtà la sua presa è molto circoscritta ad alcune aree e ambienti nostalgici, il figlio del colonnello non potrà mai rappresentare il futuro unitario del Paese".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli