Libia, Vecchione (Dis): mercenari, Daesh e reduci ricadute crisi

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Roma, 2 mar. (askanews) - Per quanto riguarda la situazione in Libia "abbiamo rilevato tre ricadute della crisi, precorritrici di involuzioni di portata regionale. In primo luogo, l'afflusso in territorio libico di importanti aliquote di mercenari stranieri; quindi, la significativa ripresa dell'attivismo di DAESH in un Sud ormai scomposto dalla crisi e vulnerabile all'inserimento di sigle terroristiche d'area; infine, il rischio dell'emergere di rotte che, attraverso l'hub sudanese, si prestano ad essere sfruttate per condurre i reduci africani dal teatro siro-iracheno verso le aree desertiche meridionali, che possono fungere da basi logistiche per un ridispiegamento di combattenti nel Continente". Lo ha detto il direttore del Dis Gennaro Vecchione, alla presentazione della Relazione annuale dei Servizi.

Sulla crisi libica "abbiamo messo in luce il sussistere di almeno tre diversi piani della crisi libica: quello interno, politico-ideologico, del confronto tra il polo Tripoli-Misurata e le forze di Haftar; quello, sottotraccia, di milizie, clan e tribù alla ricerca di propri spazi di manovra anche al di là delle rispettive affiliazioni; quello regionale e internazionale, rivelatosi prevalente, in cui i riflessi dello scontro intra-sunnita hanno disegnato i contorni di uno dei più classici esempi di guerra per procura dei nostri giorni. La crisi libica, con il novero delle sue conseguenze, ha dunque continuato a condizionare la sicurezza dell'intero quadrante maghrebino", ha concluso Vecchione.