I libri del 2019, il meglio di romanzi e racconti dell'anno

Lme

Milano, 19 dic. (askanews) - 'Può darsi che le nuove famiglie, come giovani nazioni dopo violente guerre d'indipendenza o rivoluzioni sociali, abbiano bisogno di ancorare i loro inizi a un momento simbolico e fissare quell'istante nel tempo. Quella notte fu la nostra fondazione, la notte in cui il nostro caos divenne un universo'. Può darsi che dei giovani romanzi abbiano bisogno di tempo per restituirci la reale portata di ciò che ci hanno raccontato e forse tra qualche anno sapremo apprezzare ancora meglio un libro come 'Archivio dei bambini perduti' di Valeria Luiselli, pubblicato in Italia da La Nuova Frontiera. Può darsi. Ma fin da ora, anzi, fin dalle prime pagine lette, possiamo dire che il romanzo ha trovato qui, nella voce della scrittrice messicana diventata newyorchese, ancora una volta qualcosa di nuovo e di stupefacente, qualcosa che ha saputo dare parole a concetti complessi e pericolosi (se banalizzati o strumentalizzati) come famiglia o identità, qualcosa che ci ha fatto, una volta di più, restare a bocca aperta di fronte al modo in cui il vecchio romanzo borghese continua a rinnovarsi rimanendo se stesso, anche se non è più la stessa la 'borghesia' degli scrittori e dei lettori. Nella storia di un viaggio familiare che si muove con accanto la traccia fantasma dei viaggi solitari dei bambini che attraversano il confine tra Messico e Stati Uniti, Valeria Luiselli riformula le coordinate del modo in cui narrare questa famiglia, senza retorica, senza sconti, ma con una intensità affettiva di onestà e talento letterario che, sommati, arrivano a una delle possibili formule perfette per un libro.

I Buddenbrook, nella vita reale, non esistono più. Ma ciò che a inizio Novecento è stato il romanzo di Thomas Mann, oggi potrebbe essere 'Archivio dei bambini perduti', per la sua dose di comprensione profonda, ma usata come l'iceberg di Hemingway, della dimensione sociale contemporanea, per il modo in cui il romanzo guarda se stesso, non in uno specchiarsi compiaciuto, ma con lo stupore di chi sa che non si potrà mai conoscere nessuno, nessuno, nemmeno i propri figli o il proprio marito, fino in fondo, ma proprio in virtù di questo fatto e di questa consapevolezza si può farne un ritratto perfetto. Si può raggiungere quella verità letteraria che deriva solo da fatto di sapere che non esistono verità assolute, ma solo una tensione, un percorso, un viaggio verso piccoli passi di qualcosa che, forse, un giorno, ci sembrerà comprensione. E questo è esattamente il percorso del romanzo, supportato, come accadeva in 'Austerlitz' di W.G. Sebald (probabilmente il primo vero classico del XXI Secolo), dalle fotografie che sono prove accessorie alla narrazione, strumenti semantici complessi eppure così chiari, apparentemente lineari. Ma nell'immagine che ritorna anche in copertina, con i due bambini ('il maschio' e 'la femmina' nella terminologia del libro), fratelli acquisiti che dal mezzo di un campo fanno per voltarsi verso chi scatta la polaroid, si sente che tutto ciò che il romanzo ha raccontato, tutto l'intreccio di relazioni, vicinanze, odori, litigi, canzoni, pasti, delusioni, tutto quello che ha fatto questa famiglia persa nel grande mondo, tutto questo era contenuto già nel modo in cui il maschio inarcava la schiena all'indietro e la femmina indossava quella gonna a pieghe. Però la fotografia ci dice tutto questo solo perché arriva insieme al romanzo, altrimenti, è ovvio, non lo farebbe.(Segue)