Libri, neurologo Sorrentino: "La mia intervista al geniale affabulatore Freud"

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"Ma non ti rendi conto che ancora oggi tenere una persona 20 anni in un salotto dorato a parlare di mamma, di papà, di zio e di zia vuol dire precludere a quella persona la libertà? Si può curare diversamente. Perché condannarla?". È una delle domande chiave dell'intervista impossibile realizzata dal neurologo e divulgatore scientifico Rosario Sorrentino nel suo ultimo libro 'Intervista esclusiva a Freud. Da neurologo a neurologo', (edizione Vallecchi Firenze - pagine 184, 14 euro), approdato dal 1° maggio in libreria. Un dialogo immaginario, un confronto talvolta aspro con il padre della psicoanalisi che mette sotto la lente i lati oscuri ma anche la complessità del pensiero di Freud, insieme a tutto il sistema sociale e culturale che ne è stato per sempre influenzato.

"Freud ha creato una spaccatura tra neuroscienze e psicanalisi - dice Sorrentino - ma la psicanalisi, e questo l'ho detto a Freud che non l'ha presa bene - afferma il neurologo restando nella chiave giocosa e 'teatrale' del libro - non è una scienza ma, per dirla alla Michel Onfray, una psicologia letteraria autobiografica o una filosofia di tipo umanistico. E Freud andrebbe restituito una volta per tutte alla filosofia perché non c'è stato nulla di quello che ha detto Freud - sostiene Sorrentino - che sia stato dal punto di vista scientifico valutato come tale. Lui era un affabulatore geniale, un acrobata del linguaggio capace di creare un totalitarismo culturale, politica e sociale".

A Freud, in virtù del suo carisma e dell'influenza che ancora oggi riveste su tutte le discipline, Sorrentino chiede quindi di "agganciarsi alle neuroscienze" abbandonando quello che definisce "un atteggiamento dogmatico" fatto di "rigidità e soggettività" prima di essere inevitabilmente "destinati all'oblio e all'incapacità di incidere e influire. Perché - afferma il neurologo - se il XX secolo è stato il secolo dell'inconscio il XXI è quello della coscienza: noi stiamo cercando di capire da dove emerge, che cos'è, di che materia è fatta la coscienza. Uno potrebbe dire esiste e basta, ma non è accettabile per la scienza, la scienza va oltre".

"Freud era un grande pensatore e, benché non fosse stato proprio lui a scoprire l'inconscio di cui già si parlava all'epoca in ambito sia filosofico sia scientifico, è stato molto arguto - sottolinea Sorrentino - nel capire che questa dimensione di pensiero che sta dietro le quinte in realtà avesse un ruolo centrale nel nostro flusso di coscienza e di pensiero. E non di meno grazie a lui è stato acceso un faro sulla mente e il disagio mentale da allora in poi ha acquisito un'accezione diversa rispetto a prima".

Ma c'è una cosa che a Sorrentino non va giù e che nel suo dialogo inconscio con Freud l'ha spinto a scrivere questo libro: "Io mi sono stufato di vedere gente che viene da me dopo anni e anni di psicanalisi quando potrebbe con una terapia farmacologica adeguata e una psicoterapia breve di tipo cognitivo-comportamentale, uscire dal proprio profondo disagio mentale. Per questo a Freud dico che penso che tutti i casi da lui risolti siano in realtà stati inventati e che siano stati tutta una costruzione per tirare su una leggenda che ancora oggi vive. Tanto è vero - insiste Sorrentino - che i suoi nipotini molto meno colti di lui, in realtà vogliono far credere alla gente, ed è la cosa più dolorosa, che da allora 100 anni non siano passati. Ma in realtà sono passati e noi sappiamo oggi tante cose in più, le neuroscienze ci stanno svelando tantissime cose. Oggi la cosa che porterà alla luce tanti misteri è il connettoma, cioè il mappaggio della mente, di una nuova geografia della mente circuito per circuito, neurone per neurone, sinapsi per sinapsi. Noi attraverso questo cablaggio del cervello capiremo come curare alcune malattie terribili come l'Alhzeimer, l'autismo, la schizofrenia".

"La psicanalisi è un'esperienza intellettuale molto affascinante, ma è un'esperienza intellettuale che può andar bene - dice Sorrentino - per persone che vogliono navigare retrospettivamente nelle propria vita. Ma è un peccato per quelle persone che non accettano di soffrire di disagio mentale, che dovrebbero avere una diagnosi e che potrebbero avere una cura e ritornare alla vita e che invece rimangono a soffrire per anni e anni inutilmente nella speranza di risolverli".

Da qui un appello anche a tutti gli psicoanalisti "affinché accettino un'integrazione con la terapia farmacologica e si mettano finalmente in discussione perché l'etica della scienza è quella del dubbio. Il cervello è un organo come tutti gli altri, parlare di anima e di spirito non è di pertinenza né mia né del dottor Freud, lasciamoli a coloro che utilizzano questi termini altrimenti si creano una serie di fraintendimenti e confusione e quando c'è confusione i furbi fanno affari".