Libri: Storia di Anna che incontrò il cannibale e lo divorò

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 28 dic. (askanews) - Storia di Anna che incontrò il cannibale e lo divorò. Un romanzo che ha per tema le violenze morali e si snoda attraverso tre livelli di lettura mentre racconta lo stupore di una bambina, Anna, che non può comprendere a soli a otto anni, le richieste di don Mario nel confessionale e che neppure capisce che la sua compagna di giochi, Angela, è gelosa e proprio per questo la bullizza. La sua gioiosità non si esaurisce con lo scorrere del tempo, neanche quando dovrà difendersi da molestie ben più aggressive e devastanti nel mondo del lavoro. Anche adesso che è adulta, Anna stenta a riconoscerle perchè è difficile mettere in relazione quel sopruso, quelle umiliazioni, quelle offese subite, quei silenzi che minano la sua integrità fisica e psicologica, con le violenze, che sono sempre più complesse ma sempre uguali a se stesse che si chiamino mobbing, stalking, bulling, cyberbullismo, straining, gaslighting, fino alle persecuzioni psicologiche, al femminicidio, fino alla morte.

È di questo che parla il nuovo romanzo di Simonetta Ramogida "Le molestie morali. Se incontri il cannibale uccidilo" edito da Gangemi, con la Prefazione di Laura Muscardin, regista e sceneggiatrice (La guerra di Cam, Billo, Tutti pazzi per amore, I figli di Roma città Aperta, Matrimoni e altre follie).

Quante sono le forme di violenza che una donna attraversa lungo l'arco della sua vita spesso senza riconoscerle come tali? E' questo l'interrogativo che pone il nuovo romanzo di Simonetta Ramogida, senza dimenticare che anche gli uomini possono essere oggetto di molestie. Lo rivelano i dati statistici, ne parla un film del 2015 di Tom MacCarty, "Il caso Spotilight". Un racconto che per 160 pagine presenta differenti chiavi di lettura: quello della medicina e del sostegno terapeutico, quello che attiene alle norme e alla giurisprudenza, e infine quello dell'informazione e il giornalismo che fanno da sfondo al romanzo, senza tralasciare qualche pagina di storia, quella con la "S" maiuscola, il dopoguerra a Roma e l'esperienza del Treno dei bambini, o Treno della Felicità, attraverso lo sguardo smarrito di una bambina che fu protagonista di quell'esperienza messa a punto tra il 1946 e il 1947 dall'allora Pci e che prevedeva un grosso progetto di affidamento dei bambini sfollati dopo il bombardamento di Roma del 19 luglio 1943, e di tanti altri bambini poveri del centro-sud d'Italia presso le famiglie dell'Emilia Romagna. E' la storia di Anna, una giornalista che la sera esce tardi dalla redazione, che passa dalla libreria, che si siede in chiesa a sfogliare i libri. Che comincia a ricordare: perché quel prete, quando gli raccontava dei primi amori, le aveva chiesto "La notte, cara, la notte... le mani dove le metti?" Una storia che si intreccia con altre storie, come fanno i romanzi, e rivela emozioni, memorie, fino all'incontro che salva la vita e lei piano piano riemerge dalle sue paure. Una storia che ci porta dentro al giornale, mentre si lavora tra sovranisti e Berlusconi, e ai confessionali dove lei non sarebbe mai più entrata per raccontare le molestie che subiva da adulta, quando ha già un lavoro e solo per questo è "fortunata", in un'epoca storica in cui il lavoro non è più un diritto sancito dalla Costituzione ma è appunto una fortuna. "Anna, di che ti lamenti?". La depressione, l'ansia, le vertigini, le diete che non servono a niente. Sono prese di coscienza. Fino al Mee-To delle suore che due anni fa raccontano di essere state molestate dai preti...

Una esperienza di psicoterapia ericksoniana diviene l'espediente per ridisegnare quel file rouge che lega forse quasi tutte le forme di violenza. Il ricordo di bambina della protagonista Anna, di don Mario e del confessionale rappresenta solo il primo incontro con le molestie. Il bullismo della sua amica Angela quando ancora bambine si contendono il fidanzatino è un colpo al cuore che Anna non aveva messo in conto. Le amiche possono tradire, impara Anna. L'amore pure. Il lavoro diventa una "fortuna" che deve essere conquistata giorno per giorno, non c'è certezza per il futuro che diventa fragile come la protagonista, una lotta impari a base di colpi di scena, un andare avanti e indietreggiare anche nella professione col solo scopo di sopravvivere al terrore psicologico, alle calunnie, alle molestie ma il finale è lieve perchè lui "muore"... il cannibale, in senso metaforico, naturalmente.

Vuoi essere felice o vuoi avere ragione? Continua come una ninna nanna che si perpetua ogni sera l'invito della sua dottoressa. Anna sceglie di essere felice, non ha bisogno di vendette e anche se è successo proprio a lei riesce ancora a guardare il mondo attorno con quegli occhi pieni di stupore, di magia, di emozione. Come quella bimba di tanti anni prima, quando ancora non conosceva il dolore provocato dalle parole di un sacerdote o di un'amica invidiosa.....Come quella della Brunetta quando sale gli scalini di quel treno a vapore con i sedili di legno che la portava in Emilia Romagna e che le avrebbe cambiato per sempre la vita: lo chiamavano il Treno del Bambini, oppure il Treno della Felicità e nel dopoguerra cambiò il destino di migliaia di bambini sfollati con le loro famiglie dopo i bombardamenti.

Alla fine del libro un ampio glossario, da mobbing a burn out, da strainig a stalking, da cyberbullismo a gaslighting... E una bibliografia che si allunga per pagine e pagine.