Licei ‘classisti’, polemica con il Ministro Fedeli

L’assenza di stranieri, di portatori di handicap, e con un livello medio socioeconomico alto sono plus che gli istituti mettono in risalto per conquistare nuovi studenti. (Credits – Getty Images)

Certo, i POF sono importanti, cioè i Piani dell’Offerta Formativa. Tradotto: il programma didattico che verrà offerto ai ragazzi a scuola, che si parli di elementari, scuole medie o superiori. E la scelta del liceo viene fatta basandosi sull’offerta formativa garantita da quella scuola. Ma non solo. Perché ci sono anche questioni socio-economiche che influiscono sulla scelta di genitori e alunni. Variabili che, però, è meglio non pubblicizzare quando si cerca di convincere gli studenti a scegliere il liceo.

Sta creando polemiche, infatti, la pubblicità fatta da alcuni licei italiani per portare i genitori a scegliere la loro scuola per i figli. Parliamo del Rav, cioè il Rapporto di autovalutazione con cui gli istituti spiegano perché scegliere la loro scuola. Così, come riporta la Repubblica, il liceo Visconti di Roma scrive “Tranne un paio, gli studenti sono italiani e nessuno è disabile”, mentre il genovese D’Oria sottolinea come l’assenza di “gruppi particolari” (per esempio nomadi) offra ai ragazzi un “background favorevole”. Insomma, l’assenza di stranieri, di portatori di handicap, e con un livello medio socioeconomico alto sono plus che gli istituti mettono in risalto per conquistare nuovi studenti.

“Non posso che stigmatizzare il linguaggio utilizzato da alcuni istituti. Così si fa un passo indietro rispetto a una delle caratteristiche fondanti della scuola italiana: la capacità di inclusione e integrazione, riconosciuta anche a livello internazionale. E si nega di fatto l’articolo 3 della Costituzione” le parole del Ministro dell’Istruzione Fedeli, che continua. “Scriverò oggi stesso all’Invalsi perché faccia immediatamente un attento monitoraggio dei Rav in riferimento a questo tipo di episodi. L’autonomia delle scuole è sacra. Ma ci sono principi irrinunciabili cui tutti dobbiamo ispirarci”.

Niente pubblicità classista, dunque, per promuovere il proprio istituto. Una scelta, quella del Ministro, più che giustificabile e comprensibile. Ma siamo sicuri che, nella realtà dei fatti, i genitori oltre che ai POF non guardino anche alla situazione socioeconomica – o quantomeno socioculturale – delle scuole quando le scelgono? Pubblicizzarlo è sbagliato, ma dire che queste non sono variabili che le famiglie considerano appare ipocrita.

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