Licenziati dal badge. 40 dipendenti di Juwelo scoprono così di aver perso il lavoro

Luciana Matarese

Immaginate di arrivare in ufficio, una mattina e scoprire di aver perso il posto di lavoro. Così, all’improvviso. È successo ieri a quaranta persone. Hanno, per la maggior parte, meno di quarant’anni e lavorano nella sede romana della Juwelo, società della multinazionale tedesca Elumeo, che opera nel settore della vendita, via tv e web, di gioielli e conta una cinquantina di dipendenti. Invano hanno strisciato i badge per entrare nella palazzina al numero 37 di via Albalonga dove hanno lavorato per anni, qualcuno ha provato ad aprire la porta con le chiavi. Niente, le tessere non funzionavano più, le serrature erano state sostituite e, sorpresa ancora più amara, sul sistema informatico i turni del personale cancellati.

“Una situazione assurda”, ripete Stefano Pontecorvi, 33 anni, responsabile della logistica nell’azienda in cui lavorava dal 2013 e che ieri lo ha praticamente licenziato. Senza preavviso e senza lasciare la minima possibilità di scelta. Anzi. A distanza di oltre ventiquattro ore dalla cacciata - “in verità, ci hanno proprio impedito di entrare”, sospira Stefano - né i dipendenti né i sindacati hanno ricevuto comunicazione ufficiale scritta dall’azienda. Ieri mattina i quaranta lavoratori i cui badge erano risultati inattivi sono stati invitati via sms a una riunione d’urgenza in un ristorante vicino all’azienda.

“Lì, davanti a un vassoio di cornetti, il presidente Wolfgang Boye e l’amministratore delegato Tiziano Ricci hanno comunicato che non c’è più la disponibilità economica per pagare gli stipendi e che la sede romana dovrà chiudere. Il primo, con un tono di sottile minaccia, ci ha spiegato che se avessimo accettato ci avrebbero pagato Tfr e buonuscita secondo le modalità previste, altrimenti avrebbero chiuso dichiarando fallimento”.

In realtà una decina di dipendenti in ufficio è entrata, i loro badge funzionavano: l’azienda continua a lavorare, “ma ci sono persone che operano in settori per cui...

Continua a leggere su HuffPost