L'Idea di Xi Jinping per l'autosufficienza tecnologica della Cina

no credit

AGI - Dopo i pesanti investimenti nazionali nei semiconduttori per rompere una dipendenza dai chip globali, il leader cinese Xi Jinping non sembra contento dei risultati raggiunti, anche se ora l'autosufficienza tecnologica in Cina sembra trasformarsi in una realtà. Lo scrive il New York Times, il quale ricorda che ricorda come già quattro anni fa il presidente cinese avesse esortano i dirigenti della Yangtze Memory Technologies Company, una società nazionale di semiconduttori con sede a Wuhan, “di sbrigarsi a fare scoperte tecnologiche per contribuire al ringiovanimento della nazione cinese”.

Un messaggio che secondo il quotidiano Usa, Xi ha ripetuto con crescente urgenza mentre tuttora gli Stati Uniti cercano di limitare l'accesso della Cina alle principali tecnologie dei semiconduttori. E ciò nonostante il successo del paese nella costruzione di smartphone, piattaforme di e-commerce e ferrovie ad alta velocità. Tuttavia i dirigenti cinesi si sono anche resi conto che il boom tecnologico della Cina “era stato costruito in gran parte sulla base delle tecnologie occidentali, in particolare dei chip che alimentano quasi tutto”.

Però quell'appello di Xi a sbrigarsi nel fare scoperte tecnologiche potrebbe esser caduto anche nel vuoto se si considera che “una serie di indagini sulla corruzione il mese scorso sul chi è chi dell'industria dei semiconduttori del paese, “suggerisce che Xi potrebbe non ottenere ciò che si aspettava, o almeno non abbastanza rapidamente”, sottolinea il Times. Il motivo? Perché gli indagati includono proprio l'ex presidente dell'YMTC, che ha guidato Xi nella visita del 2018 alla filiale della Yangtze Memory Technologies Company, e il capo di un gigantesco fondo statale, noto come Big Fund, che ha investito in dozzine dei più grandi progetti di chip cinesi.

Sottolinea il quotidiano: “Le aziende che guidavano sono al centro della spinta del paese verso i semiconduttori, le piccole fette di silicio che fungono da cervello di computer e altri dispositivi. E la loro caduta è un riconoscimento pubblico del fatto che la Cina sta ripensando al suo approccio nella corsa di investire denaro in progetti nella speranza che alcuni funzionino” ma ciò segna “una chiara battuta d'arresto alla determinazione del Paese a diventare tecnologicamente autosufficiente”.

Secondo il Times “dietro l'epurazione c'è infatti una certa tensione tra la visione di Xi all'autosufficienza tecnologica guidata dal governo e la natura stessa dei semiconduttori” in quanto “l'industria dei chip è molto complessa e interconnessa” e “dipende da una catena di approvvigionamento globale integrata attingendo alle competenze di diverse regioni: design negli Stati Uniti; produzione a Taiwan e Corea del Sud; assemblaggio, imballaggio e collaudo in Cina; e attrezzature nei Paesi Bassi”. Tant'è che i vantaggi comparativi di ciascuna regione sono stati costruiti con decenni di spese in conto capitale e ricerca e sviluppo.

I semiconduttori? La più alta forma di ingegneria umana, dicono gli Usa

La morale di questo stato di cose circa l'approvvigionamento dei chip fa sì che “"qualsiasi governo che consideri una spinta all'autosufficienza nei semiconduttori deve affrontare la dura realtà", ha affermato in un'intervista Christopher A. Thomas, senior fellow non residente presso la Brookings Institution ed ex direttore generale di Intel in Cina, in quanto “i semiconduttori rappresentano la più alta forma di realizzazione dell'ingegneria umana. Sono la cosa più difficile che creiamo come specie. Come può un paese pensare di ‘vincere tutto' da solo?"

E se si dà retta a ciò che dice Charles Kau, veterano taiwanese dei semiconduttori che ha lavorato su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan, che a un giornale ha dichiarato di aver provato a dire molte volte ai dirigenti della tecnologia continentale che la Cina potrebbe impiegare 30 o addirittura 50 anni per diventare un'industria leader del settore, è assai “improbabile che queste dichiarazioni siano esattamente ciò che Xi vuole sentire”, chiosa il Times.

Ossessionato infatti dalla strozzatura tecnologica che ha reso la Cina vulnerabile nel mezzo della guerra commerciale con gli Stati Uniti, compresi i divieti di società come ZTE di fare affari con fornitori americani, la potenziale guerra per lo Stretto di Taiwan e l'invasione russa dell'Ucraina, Xi Jinping è anche scosso dal fatto che nel corso di questo mese il presidente Biden ha firmato un disegno di legge da 280 miliardi di dollari per rafforzare priprio la produzione, la progettazione e la ricerca nazionali di semiconduttori per competere direttamente con la Cina.

Analizza il Times: “Per affrontare queste sfide, Xi ha sempre più richiamato il “libretto” di Mao Zedong “quando la Cina gestiva un'economia pianificata e aveva pochi amici e l'autosufficienza era una necessità. Non nasconde la sua predilezione per l'approccio dall'alto verso il basso dell'era Mao nell'affrontare i grandi ostacoli: la mobilitazione delle risorse nazionali, che secondo lui è un grande vantaggio del sistema politico cinese a dominanza statale”.

Ma tale visione tutta interna e arretrata è anche arrivata a definire le opinioni di Xi “su come la Cina dovrebbe progredire per diventare autosufficiente dal punto di vista tecnologico e quanto velocemente”, tant'è che “ha promosso tecnocrati delle industrie spaziali e della difesa che hanno realizzato progetti tecnologicamente impegnativi che crede testimoniano la forza del sistema cinese” mentre al tempo stesso “ha rimosso i dirigenti dei semiconduttori che non erano all'altezza di quella logica”. Per altro, alcuni di essi indagati anche per corruzione.

Quindi “non è difficile immaginare che Pechino abbia guardato a questi risultati trovando la prestazione alquanto deludente” anche perché è sembrato “esserci troppa avidità e non abbastanza dedizione patriottica nella missione”, l'opposto di ciò che piace a Xi”. Secondo cui l'autosufficienza tecnologica “è stata la base della prosperità della Cina e la chiave per la sicurezza nazionale”. Tanto da esortare: “Dobbiamo prendere in mano l'ancora di salvezza della tecnologia" perché “se ogni città, ogni distretto di sviluppo high-tech, ogni azienda tecnologica e ogni ricercatore può seguire la guida del governo nell'innovazione tecnologica, saremo sicuramente in grado di raggiungere l'obiettivo", ha garantito Xi.