Lieberman si tira fuori. Israele verso nuove elezioni

Cecilia Scaldaferri

In Israele il tempo a disposizione per formare un governo è agli sgoccioli e la minaccia di tornare al voto, per la terza volta, incombe. Un'ipotesi invisa - a parole - a tutti ma verso la quale il Paese avanza velocemente. Avigdor Lieberman, leader del partito ultranazionalista russofono Yisrael Beiteinu, ha annunciato che non sosterrà nè il leader di Blu e Bianco, Benny Gantz, né Benjamin Netanyahu, alla guida del Likud, come premier d'Israele.

La decisione, arrivata tra le accuse reciproche, apre la strada a nuove elezioni: "Allo stato attuale, siamo sulla buona strada", ha commentato Lieberman, annunciando che Yisrael Beiteinu "non si unirà nè a un governo di maggioranza ristretta né a un governo di minoranza. Qualunque sia il tipo di governo, non sopravviverà", ha sottolineato, puntando il dito contro la "mancanza di leadership" di Gantz e Netanyahu che non sono stati in grado di accantonare i loro interessi per arrivare a un governo di unità nazionale. "Uno si è rifiutato di accettare il compromesso del presidente Reuven Rivlin, l'altro si è rifiutato di abbandonare il suo blocco di destra e messianico", ha sottolineato il leader ultranazionalista, vero ago della bilancia per formare l'esecutivo.

"Non ho lasciato nulla di intentato per cercare di raggiungere un governo di unità come promesso. Se siamo trascinati in nuove elezioni, sarà a causa della mancanza di leadership", ha sentenziato Lieberman, convinto che Gantz e Netanyahu "siano entrambi colpevoli. L'unica cosa che si frappone tra noi e un esecutivo sono le agende personali".

Nella lista dei 'colpevoli' di Lieberman c'è posto per tutti, compresi i partiti religiosi ultra-ortodossi, ai cui voleri e interessi Netanyahu ha "schiavizzato l'intero Likud" e che "stanno diventando sempre piu' anti-sionisti". Nel mirino, da sempre, ci sono anche i partiti arabi, che il leader ultranazionalista ha definito una "quinta colonna", respingendo qualsiasi ipotesi di aderire a un governo di minoranza con il loro sostegno esterno.

La proposta di Rivlin

La proposta avanzata da Rivlin per formare un governo di unità nazionale prevede Netanyahu come primo premier a rotazione, con l'assicurazione che quest'ultimo farà un passo indietro nel caso le sue beghe giudiziarie dovessero concretizzarsi. Non è chiaro pero' se il leader del Likud prenderà un congedo a tempo indeterminato se e quando verrà incriminato per corruzione o solo una volta arrivati al processo. Da parte sua, Blu e Bianco ha chiesto a Netanyahu di abbandonare il blocco dei partiti di destra e religiosi, giudicando impossibile sedere nello stesso governo con gli ultra-ortodossi, ma il leader del Likud si è rifiutato di smantellare l'alleanza.

"Il governo di unità deve essere in accordo con i due maggiori partiti, non può fare affidamento su blocchi settoriali", ha ribadito Gantz stamane dopo l'ennesimo incontro con Netanyahu, sottolineando che "andare per la terza volta al voto è pessimo ma principi e valori non possono essere messi da parte". Il negoziatore del Likud ha riferito che il premier uscente ha proposto a Gantz di assumere l'incarico per primo e di restare alla guida dell'esecutivo un anno prima di passare la palla a Netanyahu; ma da Blu e Bianco hanno puntualizzato che la proposta era condizionata alla concessione dell'immunità al leader del Likud, una tesi negata dal suo stesso partito.

Due scenari per evitare il voto

A questo punto restano in piedi due scenari per evitare le elezioni, entrambi poco probabili. Uno si basa sui 'disertori' e cioè sulla possibilità che Ganzt riesca a convincere una parte del blocco della destra ad abbandonare Netanyahu e sostenere un suo governo. Nel mirino nelle ultime settimane c'era Naftali Bennett. Quest'ultimo però ha preferito la carica di ministro della Difesa nel governo Netanyahu e altri potenziali traditori non si vedono all'orizzonte.

L'altro risiede nella possibilità tecnica per Gantz di guadagnare ancora un altro po' di tempo per vedere di riuscire a trovare un'intesa. La legge permette al presidente della Knesset di convocare la sessione per il giuramento del nuovo governo sette giorni dopo che il presunto premier abbia affermato di essere in grado di formarlo. Ma questa strategia puo' funzionare solo se il futuro capo dell'esecutivo è abbastanza sicuro di riuscire a mettere insieme i numeri necessari; in caso contrario è a rischio fallimento ed espone alla pubblica vergogna, quando il giochino viene alla luce alla fine della settimana aggiuntiva, come successe a Shimon Peres nel 1990.