Sette barconi con mille migranti davanti alla Libia, Proactiva Open Arms: "Italia rifiuta nostro aiuto"

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Mentre la Lifeline con 239 migranti a bordo è ancora bloccata in alto mare, rischia di scatenarsi un altro caso su sette barconi con a bordo compessivamente mille migranti che si trovano al momento davanti alla Libia. Matteo Salvini, ancora una volta, chiama in causa Tripoli: "Mille immigrati sui barconi davanti alla Libia? Lasciamo che le Autorità Libiche facciano il loro lavoro di salvataggio, recupero e ritorno in patria, come stanno ben facendo da tempo, senza che le navi delle voraci Ong disturbino o facciano danni. Sappiano comunque questi signori che i porti italiani sono e saranno chiusi a chi aiuta i trafficanti di esseri umani". 

La prima a replicare è la sindaca di Barcellona, Ada Colau, che su Twitter scrive: "L'Italia intende lasciarle nelle mani della Libia, dove le persone vengono torturate, violentate e ridotte in schiavitù". Colao offre la sua città come porto sicuro e lancia poi un appello al governo di Pedro Sanchez ad aiutare l'ong spagnola Proactiva Open Arms, che si trova in zona, 'a salvare vite'.

 

Ahora mismo más d 1000 personas a la deriva en 7 barcas e Italia pretende dejarlas en manos d Libia, donde se tortura, viola y esclaviza a las personas.Gobierno d @sanchezcastejon @carmencalvo_ ayuden a @openarms_fund a salvar vidas! Barcelona se ofrece como puerto seguro https://t.co/RCbunmIsjm

— Ada Colau (@AdaColau) 24 giugno 2018

 

Attacca l'Italia anche la stessa ong: "Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centre) di Roma passa tutti i casi in acque internazionali alla 'guardia costiera libica'. Si assisterà al più grande respingimento di massa della storia del Mediterraneo, fatto con la forza e contro la volontà. Troveranno altre vie di fuga via terra", scrive su Twitter Oscar Camps, fondatore della Proactiva, la cui nave, attiva nel salvataggio di migranti, si trova al largo della Libia.

"Siamo a 65 miglia e abbiamo giornalisti", prosegue, rivolgendo poi una domanda alla guardia costiera. "La RCC Libia può dare un porto sicuro? Quale? Libia non è un porto sicuro, Malta non ha nemmeno ratificato la convenzione SAR del 2004, perciò solo l'Italia è responsabile (di fatto italia l'ha ratificato). Chi dà l'avviso del salvataggio deve assegnare un porto sicuro di sbarco", aggiunge Camps in un altro post.

"Altrimenti stanno violando il diritto internazionale, convenzioni e accordi firmati dall'Italia. Chiediamo fino a che punto l'MRCC deve sottostare agli ordini di un ministro. Qualsiasi ordine illegale deve essere ignorato, in conformità con l'articolo 51 del Codice Penale", conclude Camps senza mezzi termini.

 

El MRCC de Roma pasa todos los casos en aguas internacionales a los “guardacostas libios” vamos a presenciar la mayor devolución masiva en caliente de la historia del Mediterráneo, será por la fuerza y contra su voluntad.En tierra ya les volverán a cobrar otro “pasaje” para julio pic.twitter.com/mzjpqz9j7w

— Oscar Camps (@campsoscar) 24 giugno 2018

 

Proactiva fa sapere inoltre che l'Italia ha rifiutato l'aiuto dalla sua nave per salvare un migliaio di migranti al largo della Libia e che Roma avrebbe sostenuto che sono le guardie costiere libiche a incaricarsene. Le autorità italiane, riferisce la portavoce Laura Lanuza, "ci hanno detto che in quel momento non avevano bisogno di noi (...) Hanno detto che l'operazione di salvataggio era  coordinata dalla guardia costiera libica".

Lanuza ha riferito di avere ricevuto nelle ultime ore 8 richieste di aiuto "per un totale di mille persone", da imbarcazioni al largo della Libia. La nave Open Arms, quando si trovava a circa 60 miglia di sitanza, ha contattato la centrale operativa della guardia costiera di Roma, che avrebbe respinto l'offerta di aiuto. "Ma se il coordinamento dei soccorsi passa alla guardia costiera libica tutte queste persone saranno rimandate immediatamente in Libia. La nostra nave prosegue la sua rotta verso la zona dei soccorsi perché ha l'obbligo di portare aiuto a quelle persone". La portavoce della Ong ha anche denunciato le azioni intraprese dall' Italia contro le organizzazioni non governative, ricordando che la magistratura italiana aveva messo a marzo la nave Open Arms sotto sequestro, accusata di incoraggiare l'immigrazione clandestina, per poi annullare il sequestro a metà aprile.

"SALVINI SALGA A BORDO" Intanto, mentre prosegue lo scontro tra Italia e Malta, l'ong sulla Lifeline lancia un invito a Matteo Salvini. "Caro Matteo Salvini, non abbiamo carne a bordo, ma esseri umani. Vi invitiamo cordialmente a convincervi che sono le persone che abbiamo salvato dall'affogare. Vieni  qui, sei il benvenuto".

 

Dear @matteosalvinimi, we have no meat on board, but humans. We cordially invite you to convince yourself that it is people we have saved from drowning. Come here, you are welcome! pic.twitter.com/vPhLV4M2jO

— MISSION LIFELINE (@SEENOTRETTUNG) 24 giugno 2018

 

Un invito già lanciato, peraltro, dal capitano della nave Klaus Peter: "Vorrei invitare il signor Salvini a fare un viaggio con noi", ha detto sabato a Radio Capital. "Solo così si potrà rendere conto dello scenario drammatico in mare. Su questa nave nessuno guadagna un soldo dai salvataggi. Siamo tutti volontari. Mi vergogno profondamente delle parole del ministro italiano". Poi la provocazione: "Se Salvini vuole arrestarmi può venire personalmente a prendermi".

Nonostante le richieste di aiuto della ong, tuttavia, il ministro dell'Interno torna all'attacco: "Certe navi si devono scordare l'Italia, stop al business dell'immigrazione clandestina! La musica è cambiata, io ce la metto tutta".

MAILBOMBING SULSITO DELLA GUARDIA COSTIERA - Intanto la casella di posta della guardia costiera italiana rischia di essere 'presa d'assalto' dopo la diffusione sui social di una lettera-appello anonima che invita il popolo del web a tempestare di messaggi il Corpo specializzato della marina militare. Il 'mailbombing' è iniziato alle 11 di domenica mattina. "Richiesta di immediato ripristino delle operazioni di soccorso in mare nei riguardi delle navi ong", è l'oggetto della missiva. "Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanità che ha sempre contraddistinto la guardia costiera italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone, nel rispetto delle Convenzioni internazionali di diritto del mare e a garanzia dei diritti fondamentali dell'uomo", si legge. Nella lettera vengono citati i dati dell'Unhcr: sono già più di mille i migranti morti nel Mediterraneo, di cui ben 220 persone tra il 19 e il 20 giugno.

NUOVO SCONTRO TRA ITALIA E MALTA - Ma Roma continua con la linea dura e ribadisce che spetta a Tripoli e La Valletta intervenire. La prassi della guardia costiera italiana, quando riceve una richiesta di soccorso da un'imbarcazione in area Sar (Search and rescue) libica, è quella di fornire le necessarie istruzioni per mettersi in contatto con l'autorità e la guardia costiera del Paese africano.

SCHEDA - Come funziona il soccorso nel Mediterraneo Centrale

E domenica va in scena un nuovo botta e risposta tra Malta e Italia. "Fino a quando la Lifeline è stata nella zona SAR di Libia e vicino al Italia (Lampedusa) solo silenzio da parte di @DaniloToninelli. Poi se ne è accorto all' improvviso quando la nave ha attraversato la SAR di Malta. Perché non sono stati messi in porto subito dall' Italia come sta chiedendo a Malta? Questa è la vera disumanità", scrive il ministro dell'Interno di Malta Michael Farrugia. Ma Toninelli non ci sta e controbatte: "Ricordo al ministro dell'Interno maltese che l'Italia non coordinava l'operazione #Lifeline. In più negli ultimi 4 anni la nostra Guardia Costiera ha salvato nel Mediterraneo ben 600mila vite umane. Molte di più di Malta e di tutti gli altri paesi Ue. Ora mi dica chi è disumano!?".

 

Ricordo al ministro dell'Interno maltese che l'Italia non coordinava l'operazione #Lifeline. In più negli ultimi 4 anni la nostra Guardia Costiera ha salvato nel Mediterraneo ben 600mila vite umane. Molte di più di Malta e di tutti gli altri paesi Ue. Ora mi dica chi è disumano!?

— Danilo Toninelli (@DaniloToninelli) 24 giugno 2018