Liliana Segre: “La vita è bella? Un filmetto senza pretese, falso”

liliana segre la vita e bella

Liliana Segre non si è fatta convincere dalla lettura romanzata dell’Olocausto che Roberto Benigni ha fornito nel suo film La vita è bella: “L’autore avrebbe dovuto dire ‘ho scritto una bella favola’, ma non l’ha fatto. Un filmetto senza pretese nella prima parte, nella seconda metà invece è tutto terribilmente falso, l’unica cosa verosimile è che il padre, alla fine, muore, troppe volte, in nome di una bella finzione”. La senatrice a vita aggiunge inoltre che: “Era impossibile tenere nascosto un bambino nel lager. Appena sceso dal treno le SS lo avrebbero giudicato inadatto al lavoro e l’avrebbero mandato direttamente al gas”.

Liliana Segre su “La vita è bella”

Nel suo libro La memoria rende liberi, scritto a due mani con Enrico Mentana, la senatrice Liliana Segre usa parole dure contro La vita è bella, vincitore di tre premi Oscar, e chiosa: “Il sopravvissuto è diventato un cliché e l’Olocausto è diventato un argomento di moda, e questo è orribile”.

La Segre ha passato gran parte della sua vita a sensibilizzare sul ricordo dell’Olocausto, raccontando, soprattutto nelle scuole, la sua esperienza nel campo di concentramento di Auschwitz: “Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea”. Per la Segre cercare di rendere più leggero è delicato il tema del nazifascismo e della Shoah, avrebbe comportato una serie di rischi, tra cui quello di un’eccessiva semplificazione delle terribili cose accadute nel lager che lei stessa ha vissuto.