Liliana Segre: "Temo che senza di me e Terracina la memoria finirà"

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MILAN, ITALY - NOVEMBER 05: Italian life senator Liliana Segre meets Liceo Marconi students at the Ecoteatro in Milan where she receives the Article 3 award from italian priest and educator Don Gino Rigoldi on November 5, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Marco Piraccini/Archivio Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Alla notizia della morte di Piero Terracina ”è stato come se si sgretolasse un altro pezzo della nostra storia”: lo scrive Liliana Segre su La Stampa, spiegando la sua reazione alla morte di uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz a cui era molto legata.

“Perdonerete se sono così pessimista, mi spiace soprattutto per i giovani che mi scrivono lettere meravigliose e per tutte le persone dolcissime che mi applaudono o mi fermano per strada, ma io credo che si coltivi troppo poco la memoria e che, con la nostra scomparsa, tutto finirà. Senza Piero, io oggi mi sento più sola”, ha spiegato la senatrice a vita.


“Ai tempi della nostra deportazione e io e Piero non ci conoscevamo, lui era di Roma, io di Milano e i campi di sterminio erano divisi tra uomini e donne, impossibile incrociarsi”, ha rievocato la Segre, “ci siamo incontrati solo dopo tanti anni, entrambi sulla stessa barricata della testimonianza.

“Così abbiamo iniziato a condividere le assemblee con gli studenti, i convegni ai memoriali, scoprendoci molto affettuosamente vicini. Lui purtroppo non ha avuto come me il conforto nella vita di una famiglia che gli trasmettesse lo stesso calore umano che ho avuto io, ma è stato circondato fino all’ultimo secondo da amici e persone che gli volevano bene, perché Piero era un uomo dolcissimo, dallo sguardo mansueto e sereno”.

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