L'imbarcazione si trova ora nel porto di Augusta

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Fermo amministrativo Sea Watch
Fermo amministrativo Sea Watch

Nuovi guai per la Sea Watch 3 per la quale è stata disposto il fermo amministrativo a seguito di un’ispezione a bordo da parte della Guardia costiera che avrebbe riscontrato una serie di irregolarità. La nave della ong tedesca è ora ancorata nel porto di Augusta e ciò che le viene contestato è il fatto di aver trasportato a bordo troppo migranti: lo scorso 3 marzo erano state 385 le persone soccorse al largo della Libia e condotte sulle coste siciliane, ma la nave è autorizzata a portarne soltanto 22.

Fermo amministrativo per la Sea Watch 3

Stando a quanto riferito dalla Guardia costiera, a far scattare l’ispezione sarebbe stata “la mancata effettuazione da parte dell’Unità delle preventive comunicazioni di ingresso nel porto di Augusta relative alla sicurezza marittima e al conferimento dei rifiuti generati nel corso dell’ultimo periodo di navigazione“. A bordo, a seguito dell’ispezione, sarebbero state rilevate dal Corpoulteriori carenze in materia di sicurezza della navigazione e protezione da incendi a bordo, di tutela dell’ambiente e dell’equipaggio, che hanno determinato il fermo amministrativo della nave”. Inoltre, nelle fasi di ormeggio, la Sea Watch avrebbe versato in banchina e nelle acque portuali olio idraulico “proveniente dalla gruetta utilizzata per il posizionamento a terra della passerella della nave”.

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L’equipaggio della nave della ong tedesca si difende affermando che le condizioni venutesi a creare in mare non avevano permesso di agire diversamente: “Ci si contesta di aver messo in pericolo le persone soccorse, il nostro equipaggio e la nostra nave per aver adempiuto all’obbligo di soccorrere queste persone“. Giorgia Linardi, spokesperson di Sea Watch 3, ha poi aggiunto: “Il tar di Palermo è stato chiaro definendo che non è competenza dello Stato italiano definire gli standard di sicurezza a bordo di una nave straniera, questa competenza giace con lo stato di bandiera e in Germania non esiste una certificazione di soccorso applicabile alle navi private. Nemmeno in Italia è chiaro quale sia la normativa di riferimento”. “Allora – ha concluso –la nostra domanda alle autorità è cosa avremmo dovuto fare? Abbandonarli in mare? Perché non siete qui con noi a soccorre?”.