I limiti degli scanner per la misurazione della temperatura

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Termoscanner coronavirus vampate calore menopausa
Termoscanner coronavirus vampate calore menopausa

I termoscanner utilizzati per misurare la temperatura di stazioni, porti, aeroporti, supermercati e altri locali potrebbero confondere le vampate di calore accusate durante la menopausa con la febbre e quindi impedire l’accesso ad alcune donne che hanno una temperatura superiore a 37,5 gradi ma che non hanno nulla a che fare con il coronavirus.

Termoscanner confondono vampate da menopausa con febbre

Gli strumenti utilizzati non sono infatti in grado di misurare la temperatura corporea come potrebbe fare un termometro bensì soltanto quella della pelle. Quest’ultima, pur essendo spesso coincidente con quella reale, può essere influenzata da fattori ambientali o altre condizioni come appunto le vampate di calore. Si tratta di improvvisi aumenti della temperatura legati agli sconvolgimenti ormonali tipici della peri-menopausa e della post-menopausa che hanno una durata variabile che spazia da alcuni minuti ad un’ora.

Come evidenziato dagli scienziati che tengono aggiornata l’applicazione “Meg’s Menopause”, è necessario garantire alle donne in menopausa un trattamento imparziale quando entrano in luoghi come gli aeroporti, poiché potrebbero subire una reazione fisiologica. Il rischio non è in realtà elevatissimo perché, come sottolineato dal professor Derek Hill, gli effetti delle vampate di calore tendono a concentrarsi sul petto e sul collo mentre normalmente i termoscanner vengono puntati sulla fronte.

Ma per evitare che donne in menopausa non possano accedere ad alcuni luoghi, si potrebbe procedere a controlli più accurati qualora la temperatura misurata fosse superiore ai margini tollerati. Per esempio se lo scanner segna più di 37,5 gradi il soggetto coinvolto potrebbe essere sottoposto ad un controllo più specifico, per esempio utilizzando un termometro a infrarossi da infilare nell’orecchio.