L'immobile Conte, bloccato dai veti incrociati, sta per nominare la sua segreteria

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Ansa (Photo: Ansa)
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L’immobile Giuseppe Conte prova a darsi una mossa, nominando forse già domani la sua segreteria politica e sperando di superare i veti incrociati che lo bloccano dall’inizio del suo mandato da presidente M5s. L’ex premier avrebbe dovuto iniziare la sua rivoluzione gentile e invece fino ad ora è rimasto tutto fermo, a parte la debacle elettorale alle recenti amministrative. Anche la nuova sede del partito in via di Campo Marzio è pressoché vuota, nelle sue stanze non si vede un gran movimento. “E’ già stata abbandonata. Conte fa gli incontri virtuali, o quando deve parlare con qualcuno va alla Camera o al Senato”, rivela una fonte ben informata per quale la sede servirà come base in vista delle prossime politiche che l’ex premier vorrebbe anticipare al 2022.

Ovviamente per ora sono solo voci che arrivano da un partito in grande confusione. Partito che entro questa settimana dovrebbe avere un nuovo assetto con la nomina dei vicesegretari che Conte si appresta a fare durante un’assemblea congiunta di deputati e senatori con circa tre mesi di ritardo.

“Il problema alla base è che Conte non controlla i gruppi parlamentari”, dice un deputato che segue da vicino la doppia partita intrecciata che riguarda lo staff di Conte e i capigruppo di Camera e Senato. L’una blocca l’altra. L’ex premier vorrebbe sostituire in anticipo il capogruppo a Montecitorio, Davide Crippa, il cui mandato scade a dicembre. Ma Crippa ha non solo l’appoggio di buona parte del gruppo parlamentare ma soprattutto ha l’appoggio di Beppe Grillo, che in tanti definiscono “furioso” per questa vicenda. E non a caso è tornato a farsi sentire attraverso il suo blog spingendo sui temi, come ha fatto questa mattina parlando del reddito di cittadinanza.

Ieri sera durante un incontro del direttivo della Camera sono volate parole grosse dopo che Crippa ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di anticipare i tempi, così come metà del gruppo dirigente di Montecitorio. E senza le dimissioni in blocco di tutto il Direttivo non si può procedere a una nuova votazione, nonostante il pressing dei ‘contiani’ si faccia sempre più stretto. Il desiderio di Conte è nominare capogruppo il suo fedelissimo Alfonso Bonafede, ma al momento gli mancano i voti. Potrebbe puntare anche sull’ex ministro Lucia Azzolina, ma le resistenze sono forti.

Quindi se l’operazione che vede l’ex ministro della Giustizia diventare capogruppo non dovesse riuscire, per Bonafede ci sarebbe pronto un posto nella segreteria politica di Conte. Secondo alcune voci ci potrebbe essere spazio, forse come vicepresidente, anche per Vito Crimi, l’ex traghettore che ha gestito il Movimento dopo le dimissioni di Luigi Di Maio, il fedele scudiero di Conte che schierò contro Grillo nei giorni in cui veniva redatto il nuovo Statuto. Tra i nomi probabili anche Paola Taverna, Mario Turco, Alessandra Todde e Lucia Azzolina, queste ultime hanno fatto parte del precedente governo. Si parla di un posto anche per Riccardo Ricciardi, additato da tanti a Montecitorio come colui che starebbe orchestrando insieme a Conte l’operazione per far cadere Crippa da capogruppo.

Sullo sfondo resta il tema del voto che secondo tanti Conte vorrebbe anticipare al 2022, ma i più fedeli a Grillo non ne vogliono sapere. L’ex premier fa invece un calcolo ben preciso e teme una perdita voti. Perché in fondo come dice al Foglio Vincenzo Spadafora che di politica ne mastica da sempre: “Nessuno nel 2023 ci voterà solo perché abbiamo Giuseppe Conte presidente”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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