L'immunologa Viola: "Agire subito o a Natale tutti chiusi in casa. La situazione non migliorerà fino a maggio"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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(Photo: Alessandro Albert via Getty Images)
(Photo: Alessandro Albert via Getty Images)

“Bisogna individuare subito i comuni più colpiti e metterli in lockdown”: a parlare è l’immunologa Antonella Viola sulle pagine di Repubblica. Secondo la scienziata “basta rincorrere il virus”, altrimenti “a Natale avremo tutta Italia chiusa in casa”. Le chiusure vanno decise laddove gli ospedali sono in crisi, “come Lombardia o Campania. Ma non serve un lockdown generalizzato. Occorre studiare il territorio e chiudere dove il virus circola di più”.

A chi le fa notare che i Cdc americani hanno individuato in bar e ristoranti un luogo di rischio, l’immunologa risponde:

“Non sappiamo se anche da noi è così e non riesco a capire perché nessuno abbia fornito questi dati, che forse giacciono disaggregati chissà dove. Sarebbe utile sapere quanto pesano i trasporti, ad esempio. Se c’è differenza fra palestre e teatri, se lavoro o scuola sono un problema, e di quali dimensioni”.

La scienziata sottolinea:

“Sembra mancare una programmazione per il futuro. Eppure dobbiamo prepararci a trascorrere con il Covid l’inverno. Sono 7 mesi, e non saranno facili”.

Sul vaccino, l’immunologa dice di non credere alle promesse, “in particolare a quelle sul vaccino a dicembre. Il vaccino non sarà una soluzione miracolosa, e tanto meno rapida”. E i futuri sviluppi dell’epidemia:

“Creare false aspettative non farà che aumentare la rabbia delle persone. Penso che per veder migliorare la situazione dovremo aspettare fino a maggio, con il ritorno del caldo. Nel frattempo ci vuole programmazione”.

E sull’azione del governo afferma: “Non credo che un altro governo avrebbe saputo far meglio. Anzi, il nostro ha mostrato molto buon senso”. L’immunologa, infine, torna ad insistere sul ruolo dei dati scientifici, che servirebbero a calcolare quali sono i luoghi a maggior rischio contagio. “Il problema è che noi quel dato percentuale non lo conosciamo”, conclude.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.