L'impatto del virus cinese sulla produzione di petrolio

g. serrao a. rociola

L'Opec e i suoi alleati stanno valutando se procedere a ulteriori tagli alla produzione come risposta al coronavirus che pesa sui prezzi del greggio scesi oggi ai minimi da 3 mesi, sotto i 60 dollari al barile. L'Opec Plus, che, a partire dal 2016, ha tagliato la produzione, dovrebbe incontrarsi a Vienna i primi giorni di marzo.

I paesi produttori stanno analizzando le opzioni per arginare il nuovo calo dei prezzi che ha visto il Brent cedere quasi il 17% da quando ha toccato i 70 dollari al barile i primi di gennaio.

Una delle opzioni al vaglio è l'estensione dell'intesa attuale, raggiunta i primi di dicembre, fino alla fine dell'anno. Ma l'Opec Plus sta anche valutando tagli maggiori. Il petrolio sta subendo particolarmente l'impatto del coronavirus a causa delle restrizioni sui trasporti in Asia che è al centro della crescita della domanda di greggio a livello globale. 

La previsione di Goldman Sachs

Si verificherebbe così la previsione della banca d'affari statunitense Goldman Sachs: secondo un report diffuso dai suoi analisti lo scorso 22 gennaio, il potenziale impatto della 'polmonite' cinese sul prezzo del petrolio potrebbe essere di 3 dollari. 

L'epidemia, iniziata nella città cinese di Wuhan si è diffusa nel resto del paese, provocando finora ottanta morti il bilancio dell'epidemia di polmonite da coronavirus in Cina, che conta 2.744 casi confermati, secondo l'ultimo bollettino emesso alla Commissione Nazionale per la Sanità cinese.

La trasmissione del virus, e la sua rapida diffusione, preoccupa i mercati finanziari, perché ricorda agli investitori la sindrome respiratoria acuta grave (Sars), un'epidemia del 2002-2003 che, come il coronavirus, è iniziata in Cina e ha ucciso quasi 800 persone in tutto il mondo.

"Tradurre l'impatto che provocò la Sars in volumi del 2020 indica in media 260.000 barili al giorno di shock negativo alla domanda globale di petrolio", avava stimato Goldman in una nota diffusa martedì scorso. La previsione includeva una perdita di 170.000 barili al giorno di domanda di carburante per jet usati per il trasporto aereo regionale.