L'imprenditore che vuole mettere un chip nei nostri cervelli

Bryan Johnson, fondatore di Kernel (Getty)

Bryan Johnson ha 40 anni ed è uno degli imprenditori emergenti più influenti in giro per il mondo. Nel 2013 riuscì a vendere la sua piattaforma di pagamenti online Braintree a eBay, per una cifra notevole: 800 milioni di dollari. Oggi questi soldi li ha reinvestiti in un ambiziosissimo progetto chiamato “Kernel”. Un progetto che mira a impiantare dei microchip nei cervelli delle persone con problemi neurologici o con difetti genetici. E se tutto va bene, anche in quelli delle persone con una salute di ferro o con problemi passeggeri.

Il suo obiettivo? “Espandere i limiti dell’intelligenza umana“. Come? Attraverso la neuroscienza e le cosiddette neuroprotesi, cioè dei microchip in grado di comunicare con il cervello umano. Non sappiamo come potrà essere possibile realizzare questo sogno, ma i suoi dipendenti sono lanciatissimi.

La mia speranza è che entro 15 anni sia possibile, attraverso il nostro lavoro, avere a disposizione strumenti in grado di interfacciarsi con il nostro cervello. Strumenti che possano aumentare il mio livello di conoscenza, la capacità di immaginazione, l’abilità ad amare e a fare cose. strumenti che possano migliorare la vita delle persone che hanno problemi neurologici altrimenti irrisolvibili“, dice Johnson.

Uomini bionici, dunque. Intelligenze migliorate. Allo stato attuale, non si può fare: ma si sta lavorando per realizzare questo sogno. Anche attraverso procedure non invasive, come ad esempio l’inserimento di un chip nel cranio; meglio piuttosto dei chip iniettabili. Per ora sono al lavoro circa 30 persone, tutte al servizio di Johnson – uomo che ha sofferto depressione cronica per dieci anni e che ha visto il padre e il patrigno avere problemi, rispettivamente con l’abuso di droghe e con l’alzheimer, nel corso della loro esistenza.

Johnson si è detto disponibile a fare da prima cavia quando sarà possibile effettuare degli esperimenti. Attenzione, però: Kernel non è un’azienda non-profit. Insomma, farsi mettere un chip nel cervello non sarà certo gratuito. Il progetto dunque avanza, con ovvi quesiti morali: è giusto intervenire sul cervello umano di persone sane? Che società potrebbe crearsi con uomini e donne dotati di un supercervello?

Vedremo se tra 15 anni avremo già una risposta.

Guarda anche:

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità