Lincei, scienziati a politici: risorse certe per ricerca dopo Pnrr

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Roma, 6 set. (askanews) - Un piano quinquennale per la ricerca pubblica che copre il periodo 2023-2027 firmato da quattro scienziati, tra cui due accademici dei Lincei, per garantire che la scienza e la ricerca abbiano la centralità che meritano. Alla vigilia delle elezioni politiche - scrivono Ugo Amaldi, Luigi Ambrosio, Luciano Maiani e Angela Santoni firmatari del piano diffuso dai Lincei - "è importante che chi si candida alla guida dell'Italia indichi quale politica per la scienza, la ricerca e l'università intenda attuare. Si tratta di un tema cruciale che deve essere discusso e condiviso con tutti i cittadini, perché da esso dipende il futuro dell'Italia".

"Senza risorse crescenti nel tempo - per un totale di 10,4 miliardi negli anni 2023-2027 - la spinta propulsiva dei fondi PNRR si esaurirà, cosicché il rapporto tra spese in ricerca pubblica e Pil, dopo aver raggiunto nel 2024 lo 0,71%, scenderà nel 2028 allo 0,55%, com'era prima della pandemia", avvertono gli scienziati.

Il documento è il punto di arrivo di un processo iniziato con l'Appello al Governo e al Parlamento del marzo 2021, firmato da numerosi scienziati tra cui il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, affinché fossero utilizzati con intelligenza e lungimiranza i fondi del PNRR che ha consentito al nostro Paese di poter progettare a medio termine. "Ma cosa accadrà a più lungo termine quando nel 2026 i fondi del PNRR saranno finiti?". Anche per rispondere a questa domanda, nel marzo 2022 è stato istituito dal MUR un Tavolo Tecnico per la Ricerca Fondamentale coordinato da Luigi Ambrosio. Nel Rapporto finale sono formulate proposte concrete per finanziare soltanto progetti scientifici di qualità, aumentare il numero di ricercatori, dando loro sicurezza di futuro e strumentazioni adeguate, e rendere più meritocratici i criteri di assegnazione delle risorse. Proposte basate sulle richieste economiche presentate e giustificate nel Piano quinquennale 2023-2027 per la Ricerca Pubblica, "che viene ora reso pubblico affinché entri a far parte del dibattito sociale e politico".

"La ricerca - si legge nel documento - è fatta da donne e uomini che devono trovare stimoli e sollecitazioni, ma anche sicurezze per il loro futuro. L'Italia non è un Paese che attrae ricercatori, anzi fa fuggire quelli che ha, perché non offre loro sufficienti prospettive. Eppure, ogni nostro ricercatore ha, in media, una produttività di lavori eccellenti più alta di un ricercatore tedesco, francese o americano". Negli ultimi anni "si sono costruiti i presupposti tecnici, giuridici ed economici per dare alla ricerca pubblica una prospettiva di sviluppo organico di medio e lungo termine, dopo un decennio di tagli e di interventi episodici. Si tratta di una opportunità unica e che non può essere sprecata".

"L'attuazione del PNRR - prosegue il documento - rende disponibili fondi importanti, capaci di dare ai nostri ricercatori possibilità e prospettive. Opportunità che si trasformeranno per l'Italia in innovazione tecnologica e, a lunga scadenza, in crescita economica. La politica deve essere capace di trasformare l'eccezionalità del PNRR in una situazione strutturale, pianificando e programmando la politica della ricerca per inserirla in una logica di pianificazione e programmazione che non si esaurisca con i fondi europei, che termineranno nel 2026. Una sfida che parte dalla prossima legge di bilancio".

"È opportuno, infatti, che gli elettori prima, e chiunque vinca le prossime elezioni poi, comprendano che senza ricerca - e una ricerca pianificata con un importante investimento nei cinque anni della prossima legislatura - l'Italia è destinata a una decrescita (che non sarà felice) e una sempre maggiore dipendenza da altri Paesi. La ricerca deve essere sia quella di base, - proseguono gli autori - che rappresenta il vero motore dell'innovazione, che quella applicata in settori strategici come la farmaceutica, la produzione delle energie rinnovabili, l'elettronica avanzata, l'intelligenza artificiale e così via. Grazie all'opportunità del PNRR, che ha dato fondi essenzialmente alla nostra ricerca applicata, è necessario - sottolineano gli autori del piano - rendere strutturale l'investimento in tutta la ricerca pubblica - al livello degli altri Paesi a noi omogenei come Francia e Germania - facendo in modo di finanziare soltanto progetti di qualità, aumentare il numero di ricercatori, dando loro sicurezza di futuro e strumentazioni adeguate, e rendere più meritocratici i criteri di assegnazione delle risorse".