L'inchiesta per l'omicidio di Alessandra Matteuzzi è stata rimandata

femminicidio matteuzzi
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L’inchiesta per il caso di femminicidio di Alessandra Matteuzzi, la 57enne uccisa a Bologna, è stata rimandata perché alcuni testimoni erano in ferie.

Inchiesta rimandata a causa dell’assenza dei testimoni

Il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, ha spiegato in un’intervista perché sia passato così tanto tempo tra la data della deposizione della prima denuncia per stalking (29 luglio) e quella del rapporto ufficiale dei Carabinieri (30 agosto):

«Era il tempo necessario per ulteriori accertamenti. È stato fissato fine agosto perché alcune delle persone da interrogare erano in ferie. Noi abbiamo aperto subito il fascicolo e attendevamo il lavoro dei carabinieri».

Ora lo stesso procuratore è sotto accusa mediatica,  proprio per la gestione della denuncia per stalking fatta da Alessandra Matteuzzi, poi uccisa dal suo ex compagno Giovanni Padovani lo scorso 23 agosto. Ma lui si difende: «L’esito infausto nessuno lo poteva prevedere. I fatti ci lasciano sconcertati ma noi abbiamo fatto tutto con impegno e celerità».

I precedenti raccontati dalla sorella e le parole del procuratore

Per Giuseppe Amato non c’erano elementi che potevano far prevedere un pericolo concreto di aggressione da parte di Padovani. Al contrario, secondo quanto riportato dalla sorella della donna, c’erano dei precedenti preoccupanti: l’uomo le aveva già staccato la luce generale del suo appartamento e le faceva degli agguati sulle scale.

Ma per il procuratore le cose non sono collegate:

«Non c’erano gli estremi per un divieto di avvicinamento. La denuncia era per fatti di molestie da riscontrare. I processi non si fanno sul sentito dire o solo sulle denunce. Non c’era la rappresentazione di una possibile violenza. Il fatto che si è verificato è totalmente sganciato dal fatto denunciato».