L'incubo della crescita zero a Natale

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·5 minuto per la lettura
Ristorante (Photo: Ansa)
Ristorante (Photo: Ansa)

La consapevolezza che l’ultimo trimestre dell’anno possa cancellare l’ampiezza e l’entusiasmo del rimbalzo estivo l’ha messa in conto anche il Governo. Perché nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che assorbe il colpo del virus sui conti pubblici c’è scritto che “la cautela circa l’aumento del Pil nel quarto trimestre riflette, da un lato, il forte rimbalzo stimato per il trimestre estivo e, dall’altro, la recente ripresa dei contagi, sia in termini assoluti sia in rapporto ai tamponi effettuati giornalmente”. Ma il 6 ottobre, quando il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al documento, il bollettino dei contagi registrava 2.677 casi. Due settimane dopo sono quintuplicati. Il virus corre veloce e così come rende vecchi i Dpcm dopo un paio di giorni così fa saltare le previsioni sull’economia. Anche le più prudenti. E riaggiorna il conto. I primi segnali di rallentamento già si vedono e Confcommercio lancia l’allarme: se si arriva deboli a gennaio allora salta il rimbalzo del 6% nel 2021.

La finestra temporale che separa il risveglio autunnale del virus dalla fine dell’anno, con l’incognita di un’ulteriore escalation, è già stata colpita. Ma bisogna fare un passo indietro per capire come il passaggio da un’estate di ripresa a un ottobre traballante stia avvenendo in modo repentino e traumatico. Il terzo trimestre è stato un piccolo boom economico. Basta guardare ai consumi, uno degli indicatori che misura maggiormente lo stato di salute dell’economia reale. Ad agosto le vendite al dettaglio sono aumentate dell’′8,2% rispetto a luglio in valore e come volume, cioè in termini quantitativi, addirittura dell′11,2 per cento. Più in generale le vendite tra giugno ed agosto sono aumentate del 22,8% in valore e del 22,4% in volume rispetto al periodo marzo-maggio. Ha contato ovviamente il fattore della fine del lockdown: i negozi sono tornati a vendere e la gente ad acquistare. Ma il dato supera l’effetto di questo fenomeno e dà forma a una ripresa importante. Non a caso, sempre nella Nadef, il Governo ha stimato un rimbalzo del Pil nel terzo trimestre, rispetto al secondo, del 13,4 per cento. Per la Banca d’Italia è meno (+12%), per Confcommercio il valore va fissato a +10,6 per cento. Sono tutt’altro che sfumature. Ma già il quadro estivo ha risentito di alcune crepe che rischiano di aprirsi definitivamente durante l’autunno. Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, lo spiega così a Huffpost: “In termini di consumo, e quindi di valore aggiunto, l’industria si è ripresa, così come il commercio all’ingrosso e l’alimentare sono andati benino, ma la filiera dei servizi ricreativi, dei viaggi e del turismo ha registrato un forte deficit di valore aggiunto”. Il saldo del turismo nel 2019 è stato di 22 miliardi. Ma questo valore è andato perso. Sempre Bella: “Noi soffriamo questo elemento di debolezza, abbiamo subito perdite nel turismo che non recupereremo nel quarto trimestre”.

E si arriva così al quarto trimestre, che ha già quasi archiviato il primo mese. Eccoli i primi segnali. Il traffico sulle strade, monitorato attraverso i dati delle scatole nere di Infoblu, registra un calo del 10,3% dei mezzi pesanti e dell′8,5% di quelli leggeri nei primi quattordici giorni feriali di ottobre rispetto ai primi quattordici giorni feriali di settembre. E anche l’energia, nei primi nove giorni feriali di ottobre, risulta in contrazione del 6,7% rispetto allo stesso periodo di settembre. Spiega sempre il direttore del Centro studi di Confcommercio che “ci sono fondate ragioni per immaginare un rallentamento abbastanza forte e serio nella prima parte di ottobre”. E i modelli dell’associazione che dà voce a più di 700mila imprese dicono che la variazione congiunturale del Pil, cioè del mese rispetto a quello precedente, registrerà un andamento sempre peggiore: 6,2 ad agosto, 2,6 a settembre, 0,9 a ottobre. Praticamente si arriva a una crescita sotto l′1 per cento. E questo a ottobre, quando mancano ancora due mesi a dicembre e mentre crescono le incognite su un’ulteriore recrudescenza della pandemia. Ecco allora che si arriverebbe a gennaio del prossimo anno in una situazione di estrema debolezza. E il rischio è doppio: fare peggio di quel -9% che il Governo ha fissato come livello del Pil per quest’anno. Ma soprattutto di non riuscire a centrare il rimbalzo del 6% nel 2021. “Se entriamo bassi nel 2021 - dice ancora Bella - e se riprendiamo i tassi di crescita congiunturale che prevediamo fino a ottobre, insieme al fatto che nel 2020 non abbiamo fatto le riforme strutturali, ecco che rischiamo di non fare +6 per cento”. Ecco come il virus sta riaggiornando il suo conto. Ed ecco perché Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di domenica sera a palazzo Chigi, si è aggrappato al terzo trimestre. Il timore che corre veloce dentro al Governo è che la stima della crescita nel quarto trimestre indicata nella Nadef sia già superata dal boom dei contagi. L’impennata della curva toglie ogni giorno terra sotto i piedi del Governo. L’orizzonte con cui confrontarsi sono nuove misure restrittive, il coprifuoco, persino quel lockdown che viene tenuto più lontano. Uno scenario che Conte e i suoi temono e che non possono permettersi dal punto di vista economico. L’ha detto appena oggi il viceministro dell’Economia Antonio Misiani: “Un nuovo lockdown sarebbe mortale per la nostra economia”. Ma prima ancora della prospettiva nefasta che la serrata rovescerebbe sull’economia del Paese c’è il quarto trimestre. E il rischio che si trasformi in un passaggio verso la crescita zero.




Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.