L'India punta sul riconoscimento facciale con un grande piano

raffaele angius

Dopo Cina e Stati Uniti, anche l'India cede al richiamo delle tecnologie per il riconoscimento facciale, che promettono di amministrare la giustizia identificando automaticamente chiunque passi di fronte a una telecamera. Con un annuncio ufficiale sulla stampa indiana, il Primo Ministro del Paese, Narendra Modi, ha anticipato l'apertura di un bando pubblico per il mese prossimo, che ha il fine di costruire un sistema capace di centralizzare i dati raccolti dalle telecamere di sorveglianza di tutto il Paese, come si apprende dalla documentazione ufficiale pubblicata dal governo di Nuova Delhi.

Secondo quanto spiegato dalle autorità, l'obiettivo sarà quello di supportare il lavoro delle forze dell'ordine del Paese, che con un agente ogni 724 abitanti, sono le più sguarnite al mondo, come riportato da Bloomberg. Ma le ricadute positive si prevedono soprattutto sul mercato delle tecnologie di sorveglianza, che in India potrebbe crescere di sei volte entro il 2024, fino a raggiungere una spesa stimata in 4,3 miliardi di dollari, vicina a quella cinese.

Dall'altra, l'iniziativa preoccupa soprattutto date le inesistenti tutele previste dal sistema indiano per quanto riguarda la privacy e i diritti digitali, che a metà agosto ha potuto imporre il blocco totale di qualsiasi comunicazione per i 12,5 milioni di cittadini della regione del Kashmir.

Come ha osservato Apar Gupta, avvocato di Nuova Delhi, intervistato da Bloomberg. “Siamo l'unica democrazia che implementerà un sistema di questo tipo senza avere alcuna protezione dei dati o legge sulla privacy: È come una corsa all'oro per le aziende alla ricerca di enormi archivi di dati privi di protezione”.

Anche in Paesi in cui si è finora fatto ampio uso di tali tecnologie, cittadini e politica si stanno muovendo per contrastarla. Recentemente lo Stato dell'Ohio ha vietato l'utilizzo del riconoscimento facciale dopo la scoperta che l'Agenzia per il controllo dell'immigrazione e delle frontiere statunitense raccoglieva, illecitamente e senza autorizzazione, dati volti alla deportazione di irregolari dal Paese.

Come scrive Kate Crawford, ricercatrice e co-direttrice dell'AI Now Institute della New York University, sull'autorevole rivista Nature: “La tecnologia per il riconoscimento facciale non è pronta per questo tipo di impiego, né i governi sono pronti a impedirle di causare danni. Sono urgentemente necessarie salvaguardie normative più rigorose, così come un più ampio dibattito pubblico sull'impatto che sta già avendo”.

Come osserva Crawford nel suo editoriale, si avverte l'esigenza di una legislazione completa, in grado di garantire restrizioni e trasparenza, senza la quale “abbiamo bisogno di una moratoria” che impedisca l'uso del riconoscimento facciale negli spazi pubblici.

Prima ancora dell'Ohio, a maggio di quest'anno La città e contea di San Francisco ha approvato un'ordinanza che mette ufficialmente al bando questi strumenti da uffici pubblici e organi di controllo del territorio. Tra i dubbi sollevati, anche il fatto che finora non esistono studi in grado di dimostrare che il riconoscimento facciale funzioni correttamente in un'accettabile percentuale di casi. A luglio, una ricerca condotta dall'Università dell'Essex, Regno Unito, ha dimostrato che il riconoscimento facciale utilizzato dalla polizia metropolitana di alcuni comuni britannici arriva a sbagliare in circa un quinto dei casi.  

“Ci sono poche prove che la tecnologia biometrica sia in grado di identificare i sospetti rapidamente o in tempo reale”, scrive Crawford: “Nessuno studio peer-reviewed (verificato dalla comunità scientifica, ndr) ha fornito dati in grado di convincere che la tecnologia abbia una precisione sufficiente per soddisfare gli standard costituzionali statunitensi di giusto processo, probabile causa e pari protezione che sono necessari per le ricerche e gli arresti”.