"Inimmaginabile parlare ora di riapertura". Intervista a Massimo Galli

Gabriella Cerami
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(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)
(Photo: MIGUEL MEDINA via Getty Images)

Sbagliato, anzi impossibile fare previsioni prima della seconda metà di aprile. Nel giorno in cui il Capo della Protezione civile Angelo Borrelli si lancia nella previsione che probabilmente si resterà a casa fino al 16 maggio (salvo poi correggere il tiro), l’infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, tira con forza il freno a mano. Stoppa ogni slancio in avanti e ogni azzardo su quando inizierà la “fase 2” dopo l’emergenza Coronavirus. “Programmare è giusto, anticipare è diabolico” dice, certo che “ci attendono ancora due o tre settimane di passione, di grande fastidio, relegati sul divano. Ma è necessario: se ora si allenta la presa, in estate saremo ancora chiusi in casa”. Il resto sarà definito dopo la metà di aprile perché sono diversi i fattori che influenzeranno le scelte future.

Professore, per la prima volta il Capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha parlato di una ‘fase 2’ che inizierà il 16 maggio. Ci sono dati scientifici che dimostrano che saremo in lockdown per un altro mese e mezzo?

No. attorno al 15 – 20 aprile potremo dare risposte su quando sarà possibile, per così dire, riaprire il Paese.

Da cosa dipenderà?

Prima di tutto bisognerà vedere se arriverà o meno la seconda ondata in Lombardia. Mi spiego, speriamo che le persone chiuse in casa con infezione da Covid-19 a Milano, Brescia e Bergamo, stiano bene e non richiedano assistenza ospedaliera perché ciò graverebbe sul sistema sanitario. Se così non sarà significa che ci sarà una seconda ondata. E questo lo potremo capire nelle prossime due settimane. E poi bisogna guardare il Sud.

In che senso?

La zona centrale dell’Italia e del Sud non devono essere ulteriormente colpite, speriamo di essere arrivati in tempo con le misure restrittive. Forse siamo riusciti a tagliare le gambe al virus lì dove è arrivato dopo, ma per avere la certezza dobbiamo aspettare ancora due o tre settimane.

Si sta immaginando di prolungare le misure restrittive almeno fino ai primi di maggio per evitare le scampagnate del 25 aprile e del primo maggio?

A prescindere da tutto quest’anno bisogna ricordare che quelle da lei citate non sono date di vacanze, sono una data come un’altra. Un’imprudenza fatta prima del tempo può causare gravi danni e a quel punto se ne riparla in estate.

Ci sono molte incognite attorno ai numeri che vengono annunciati alle 18. Come vanno lette le tabelle?

Abbiamo una piccola lieve flessione sulla pressione dei ricoveri, però non abbiamo ancora un trend consolidato. Tra l’altro per quanto riguarda la Lombardia parliamo di persone intensamente sintomatiche che sono state sottoposte a tampone. Ma in realtà per ogni persona positiva ce ne sono almeno altre 7-10. Per questo, incrociamo le dita, ma se ricominciamo a uscire ritenendo di poterlo fare, ci risiamo, ripartono focolai difficili da controllare e che potrebbero comportare problemi enormi.

Come può immaginare e senza dubbio saprà, le persone iniziano a chiedere quando si potrà uscire da casa e in che modo. Capisco che non ci si può sbilanciare, ma è possibile prevedere una riapertura scaglionata delle attività?

Intanto adesso è fondamentale il distanziamento sociale e non bisogna commettere l’errore di mollare troppo presto e lasciarsi attrarre dal sole fuori. Anche le passeggiate genitori-figli vanno evitate.

A questo proposito ci sono stati messaggi contraddittori da parte del governo. Lei non è d’accordo?

Le passeggiate diventano facilmente un segnale di liberazione e soprattutto nelle regioni meno colpite potrebbe essere deleterio. Non possiamo permetterci per tre settimane l’allentamento di questa morsa, che è fastidiosissima, ma dobbiamo sopportarla. Se tutti iniziamo a uscire con la scusa dei figli ricominciamo da capo.

Immagina una ripresa scaglionata delle attività?

Programmare è giusto, anticipare è diabolico. Identificare le persone che hanno avuto contratto il virus è corretto, trovare il modo per ricominciare è corretto ma anticipando eccessivamente ci si ritrova inguaiati.

Ognuno di noi dovrà indossare una mascherine quando si ricomincerà a circolare?

Si dovrà capire in che situazioni, in quali circostanze e in che termini. E soprattutto se avremo le garanzie di averle.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.