L'influencer Gismondi: "La mia Anagni merita di più, su Catalent autorità chiariscano"

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“La mia Anagni merita rispetto. Condivido le parole del vescovo, Monsignor Loppa: dietro questa vicenda di Catalent ci sono interessi economici grossi. Ho Anagni nel cuore, non sono mai voluto andare via definitivamente da qui, ci sono tornato e non merita davvero di essere balzata alle cronache per questa storia”. Lo dice all’Adnkronos il noto influencer Riccardo Gismondi, commentando la notizia delle 29 milioni di dosi Astrazeneca scoperte nello stabilimento Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone. Lui che a Frosinone ci è nato e che proprio ad Anagni è cresciuto.

“È semplicemente folle che qualcuno pensi che la colpa sia dei dipendenti - aggiunge - Gente che si rompe la schiena per lavorare in fabbrica con turni massacranti. Persone che, in periodo di pandemia, combattono come stessero in trincea. Il loro lavoro non si è mai fermato dall’inizio del lockdown, dall’8 marzo 2020. Non hanno voluto parlare? E ci credo - dice Gismondi - perderebbero il lavoro...”

“Nella nostra storia - racconta l’influencer- Anagni è passata spesso alla cronaca per cose negative. Siamo quasi rassegnati ormai. Ma mi auguro che questa volta le autorità vadano avanti, che non finisca tutto a taralucci e vino come credo. Il problema, però, è che se gli interessi economici sono grossi - sostiene - non si va da nessuna parte. Lì dentro ci sono 29 milioni di dosi su 60 milioni di italiani, un vaccino ogni due persone. Ma ci rendiamo conto? Ad Anagni ci sono 19 mila anime ed e bastato il loro grande sforzo per infialare 30 milioni di dosi. Un record mondiale in proporzione. Serve l’intervento serio di Draghi ora, se fossimo stati in Inghilterra sarebbe intervenuta la Regina. La mia Anagni merita di più di questo”, conclude Gismondi.