L'Inghilterra punta sulle e-cig per combattere la dipendenza da fumo. Sono davvero meno nocive?

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DANCHOOALEX VIA GETTY IMAGES (Photo: DANCHOOALEX VIA GETTY IMAGES)
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Le sigarette elettroniche potrebbero presto essere prescritte dal servizio sanitario nazionale in Inghilterra al fine di aiutare le persone a smettere di fumare prodotti contenenti tabacco e altre sostanze. È quanto si legge sul sito della Bbc, dopo il via libera arrivato dall’Agenzia nazionale regolatrice dei farmaci (Mhra), che ha quindi invitato le aziende del settore a sottoporre i loro prodotti per l’approvazione. L’Inghilterra potrebbe così diventare l’apripista a livello mondiale di una iniziativa del genere, rispetto alla quale si impegna da tempo il governo conservatore. Ma le cosiddette e-cig possono davvero aiutare i fumatori a smettere di fumare? E quanto fanno male rispetto a quelle normali? C’è effettivamente una riduzione del rischio?

Lo abbiamo chiesto a Remo Orsetti, anestesista presso il Salvator Mundi International Hospital specializzato in patologie polmonari e insufficienze respiratorie. “Sono sicuramente meno tossiche - afferma - però da qui a dire che possono aiutare a combattere una dipendenza ce ne vuole. Il rischio è effettivamente ridotto, ma occorre specificare quale rischio si riduce. Possono aiutare a combattere la dipendenza da nicotina, perché permettono di evitare il catrame e i molti gas tossici contenuti nel fumo di pipa, sigari e sigarette, esponendo a rischi più limitati, ma apportano una serie di altri problemi che non possono essere sottovalutati”. Per esempio quali?

“La dipendenza dal fumo in generale. Di solito chi inizia a fumare le sigarette elettroniche continua a farne uso per il resto della vita, quindi non è vero che aiutano a smettere di fumare. Anzi, creano dipendenza”. A dimostrazione di questo, nel 2016 una revisione sistematica di tutti gli studi presenti nella letteratura scientifica, pubblicata sulla rivista Lancet Respiratory Medicine, ha dimostrato che l’uso della sigaretta elettronica - non sempre usata dai fumatori con l’obiettivo di smettere - sarebbe associato addirittura a una minore probabilità di sconfiggere la dipendenza da nicotina.

“Inoltre, nei liquidi contenuti al loro interno ci sono sostanze chimiche, metalli pesanti, nichel, di cui molte persone sono allergiche, e che possono portare a una serie di altre problematiche, come la bpco, una bronco pneumopatia cronica ostruttiva, una malattia polmonare progressiva, non completamente reversibile”, spiega Orsetti. Il riscaldamento del glicole propilenico e della glicerina contenute all’interno, come affermava in un articolo anche l’Airc, può produrre formaldeide e acetaldeide, considerati cancerogeni certi. Il diacetile, invece, un aroma molto utilizzato in diversi prodotti, è sicuro quando viene ingerito, ma è associato all’insorgenza di bronchiolite obliterante se viene inalato per lunghi periodi e in alte concentrazioni. “Il fumo è inalato dall’apparato respiratorio, dove dovrebbe entrare solo ossigeno, tutte le altre sostanze sono nocive. Quindi è ovvio che le e-cig non possono fare bene. Sarebbe impensabile fare prevenzione del cancro al polmone attraverso l’uso di sigarette elettroniche”. Tra gli altri possibili pericoli associati all’uso di questi dispositivi va considerato anche quello legato all’intossicazione per “contatto accidentale” con il liquido contenuto nelle cartucce, che potrebbe essere ingerito se la sigaretta elettronica viene usata quando si è sdraiati.

Secondo i dati della Sorveglianza PASSI, nel quadriennio 2016-2019 l’uso della sigaretta elettronica ha coinvolto mediamente meno del 3% della popolazione in Italia. Questo prodotto è più in auge fra i più giovani di 18-24 anni coinvolgendo comunque una quota contenuta di persone (meno del 4%). I dati annuali mostrano un lento e modesto aumento dell’uso della sigaretta elettronica, passando da poco meno del 2% del 2014 a poco più del 3% nel 2019. La geografia e il profilo delle persone che usano la sigaretta elettronica ricalca quello dei fumatori di tabacco, dal momento che la gran parte di loro è un fumatore abituale che ne fa un uso combinato.

È importante comunque non fare confusione tra i vari prodotti esistenti sul mercato. Le sigarette elettroniche, dette anche e-cig, non contengono tabacco, ma un liquido a base di nicotina. Sono composte dall’inalatore (o cartuccia), che contiene la sostanza liquida da nebulizzare, da un atomizzatore, che scalda e vaporizza il liquido, e da una batteria che alimenta l’atomizzatore. Ci sono poi le sigarette a tabacco riscaldato, in cui il tabacco non viene bruciato, ma solo appunto riscaldato ad alte temperature (circa 350 gradi centigradi rispetto ai 900 della classica), evitando la tradizionale combustione. Infine, lo Snus, ossia il tabacco in polvere per uso orale. Questo è vietato nell’Unione europea, eccetto che in Svezia. Qui un movimento popolare, nel 1994, ha fatto sì che l’esenzione dal divieto della vendita di Snus fosse parte integrante del trattato di adesione all’Unione.

Solo poco tempo fa l’Iss aveva diramato un’allerta su questi prodotti, dopo alcuni casi di gravi lesioni polmonari a seguito dell’utilizzo di e-cig negli Stati Uniti, e anche l’Oms, nel Rapporto ‘Epidemia globale di tabacco 2019’, le aveva bocciate, affermando che sono “indubbiamente dannose e un rischio per i giovani”.

E proprio tra i giovani l’uso della sigaretta elettronica sta aumentando, soggetti sui quali “gli effetti sono peggiori, perché l’uso può interferire con lo sviluppo neurologico”. Negli ultimi anni sono aumentate moltissimo anche le segnalazioni ai centri antiveleni relative all’intossicazione di bambini, che secondo uno studio pubblicato su Pediatrics nel 2016 , sono passate negli Stati Uniti da una al mese nel 2010 a 223 al mese nel 2015. Pochi giorni fa un rapporto Iss ha messo in luce come proprio i ragazzi stiano iniziando a far uso di questi prodotti, anche in Italia, sempre prima (il 4 per cento le prova alle scuole elementari), e che prima si inizia e più è difficile smettere.

La decisione verso cui si proietta la Gran Bretagna è in linea con il “principio della riduzione del danno”, secondo il quale i prodotti alternativi alle sigarette, pur non essendo privi di rischi, sono considerati “meno nocivi”, e in grado di aiutare chi ha una dipendenza dal fumo e non riesce a smettere. Ma dagli studi pubblicati finora così non sembrerebbe. Come riporta il Ministero della Salute, ad aprile 2021 è stato pubblicato il parere finale del Comitato scientifico della Commissione europea, che valuta i rischi sanitari emergenti (SCHEER - Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks) sugli effetti sulla salute e la dimensione di salute pubblica delle sigarette elettroniche. Il Comitato ha riscontrato provemoderatedei rischi di “danni irritativi locali alle vie respiratorie”, e un livello moderato, ma in crescita, di evidenze che indicano che le sigarette elettroniche hanno effetti nocivi sulla salute. In particolare, ma non solo, sul sistema cardiovascolare. Inoltre ha riscontrato elementi di prova “da deboli a moderati”dei rischi di cancerogenicità per le vie respiratorie dovuti alla prolungata esposizione alle nitrosammine, all’acetaldeide e alla formaldeide, e ha concluso che vi sono forti elementi di prova del rischio di avvelenamento e lesioni a causa di ustioni ed esplosioni. Per tutti questi motivi “prescrivere le sigarette elettroniche come farmaci per aiutare a smettere di fumare è una decisione insensata”, conclude Orsetti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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