Lingue, S.Egidio, la riforma: chi è il nuovo "portavoce" vaticano

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Città del Vaticano, 18 lug. (askanews) - L'impegno con la comunit di Sant'Egidio nelle periferie romane, la versatilità nelle lingue e la prospettiva internazionale, come emerge anche dal suo luogo di nascita, carattere riservato e efficienza nel lavoro: Matteo Bruni, 42 anni, è il nuovo "portavoce" vaticano. Portavoce tra virgolette, perché il nuovo "direttore della sala stampa della Santa Sede", come recita l'incarico ufficiale, avrà prevedibilmente un ruolo maggiormente operativo dei suoi predecessori, che si inserisce in una struttura comunicativa che, sotto Papa Francesco, sta attraversando una fase di profonda riforma.

"La nomina è certamente per me un onore", afferma Bruni nella sua prima intervista, a Vatican News. Il nuovo direttore della sala stampa vaticana succede ad Alessandro Gisotti, che ha l'ha guidata "ad interim" negli ultimi sei mesi dopo le improvvise dimissioni di Greg Burke a fine dicembre 2018. "Mi piace leggerla come un segno di stima non solo per la mia persona, ma anche per la storia da cui provengo e il lavoro fatto con i colleghi della Sala Stampa della Santa Sede. Sono grato della fiducia del Santo Padre e del Prefetto, Paolo Ruffini, che mi sostiene con la vicinanza del Dicastero. È evidentemente anche una scelta che valorizza le risorse interne. La Sala Stampa è una struttura non grande, ma complessa, con una varietà di funzioni articolate e non tutte immediatamente evidenti, neppure a chi la frequenta con assiduità: credo che conoscerla dall'interno possa risultare utile per una realizzazione più profonda della riforma dello stesso Dicastero". Matteo Bruni è sposato e ha una figlia.

Nato il 23 novembre del 1976 a Winchester, in Gran Bretagna, laureato in Lingue e letterature straniere moderne e contemporanee nell'Università La Sapienza di Roma, Bruni parla bene inglese, spagnolo e francese, ma conosce lingue dell'est europeo. Un taglio internazionale che è giù un indicazione per il futuro: "Nella realtà in cui mi trovo, di una comunicazione ufficiale chiara, trasparente degli avvenimenti, che contribuisca alla lettura della complessità del mondo in cui viviamo. Penso a una comunicazione che arricchisca la comprensione del contesto in cui gli eventi avvengono. Il pontificato di Papa Francesco si racconta già attraverso i suoi gesti, le sue parole, le sue scelte, ma la portata storica di alcuni eventi talvolta si comprende meglio in una prospettiva più larga. In questo senso vorrei contribuire a rendere la Sala Stampa sempre più un punto di riferimento per i giornalisti che raccontano il Papa e la Santa Sede al mondo intero".

Presenza nota ai giornalisti che seguono il Papa in sala stampa vaticana e nei viaggi internazionali, Matteo Bruni lavora dal luglio del 2009 presso la Sala Stampa della Santa Sede, dove ha seguito le operazioni di accreditamento dei giornalisti e la gestione delle comunicazioni operative alla stampa in qualità di coordinatore della Sezione Accrediti. Nel dicembre del 2013 ha assunto la responsabilità dell'organizzazione e dell'accompagnamento della stampa ammessa al volo papale in occasione dei viaggi del Santo Padre fuori Italia. All'inizio dell'anno 2016 è divenuto Coordinatore del settore Media Operations e Accrediti della Sala Stampa della Santa Sede, in tale ruolo ha coordinato la partecipazione della stampa ai diversi eventi del Giubileo della Misericordia. Un compito che Bruni ha sempre svolto con efficienza e senza risparmiarsi.

Matteo Bruni proviene dalle fila della comunità di Sant'Egidio. "Negli ultimi anni, nella mia vita professionale, il rapporto con i media è stato sempre piuttosto intenso. Anche se da dietro le quinte, ho cercato di fare in modo che il mio lavoro contribuisse ad un'informazione corretta, tentando di trasmettere alcuni temi portanti del pontificato", spiega. "In questo senso il nuovo incarico lo interpreto in continuità con il precedente: un comunicatore al servizio del Santo Padre e della Santa Sede, che mette a disposizione il suo bagaglio umano e professionale. Qui entrano in gioco tanti fattori: l'esperienza professionale, ma anche quella di padre e marito. Sono accompagnato dal sostegno di mia moglie e dall'affetto di mia figlia. Ma direi anche l'impegno accanto ai poveri delle periferie a Roma e nel mondo, che ho vissuto con la Comunità di Sant'Egidio sin da giovane studente liceale. Oggi mi si chiede un passo in più e, accettando di compierlo, non posso che continuare a lavorare, al servizio del Papa e della Santa Sede, con la mia sensibilità, che resta quella di una Chiesa di tutti, particolarmente dei poveri".