Lino Banfi si sfoga e difende lo spot che ha lanciato il tormentone “porca pu..ena”

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L’attore Lino Banfi ha deciso di commentare le critiche che gli sono state rivolte dal Movimento Italiano Genitori (Moige) per la colorita espressione pugliese pronunciata in uno spot, divenuta il portafortuna della nazionale italiana durante gli Europei.

Lino Banfi criticato dal Moige per lo spot televisivo in cui pronuncia il “porca pu..ena”

In occasione di un’intervista rilasciata al settimanale Chi, l’attore Lino Banfi si è espresso in merito alle critiche che gli sono state rivolte dal Movimento Italiano Genitori (Moige). In particolare, il Moige ha accusato il comico di aver usato un linguaggio improprio e volgare nello spot televisivo che lo vede indossare i panni dell’allenatore Oronzo Canà e pronunciare una colorita espressione pugliese.

L’espressione pronunciata nello spot televisivo ha riscosso particolare successo e si è rapidamente trasformata non solo in un tormentone dell’estate 2021 ma anche nel portafortuna della nazionale di calcio italiana, divenuta campione d’Europa durante il campionato Euro 2020.

Lino Banfi, lo sfogo sull’espressione portafortuna della nazionale italiana

Nel corso dell’intervista al settimanale Chi, quindi, l’attore Lino Banfi ha dichiarato: “Non capisco queste polemiche sull’espressione ‘porca pu..ena’ nel mio spot pubblicitario: quell’espressione è un gioco, fa ridere – e ha precisato –. Per noi pugliesi, è come ‘ostrega’ per un veneto. Non c’è volgarità”.

Lino Banfi, l’aneddoto sul sugo “porca pu..tena” e l’orecchietteria

A proposito dell’espressione utilizzata nello spot televisivo, inoltre, Lino Banfi ha anche raccontato un singolare aneddoto che collega tra loro il modo di dire pugliese e l’Orecchietteria Banfi che l’attore gestisce a Roma insieme ai suoi familiari.

Lino Banfi, infatti, ha rivelato: “Prima del lockdown, nella mia orecchietteria a Roma, avevo una scorta di 400 confezioni di sugo ‘Porcapu..ena’, che rischiavano di scadere se non avessimo riaperto in tempo. Allora ho pensato di metterle a disposizione di chi non aveva da mangiare: ho fatto arrivare da Barletta un gran quantitativo di orecchiette. Tramite un amico prete della Caritas, ho contattato l’elemosiniere del Papa e a lui ho spiegato il progetto di offrire 2.000 piatti di pasta con il mio sugo a chi aveva bisogno. Prima però l’ho avvisato: ‘Eminenza, guardi che questo sugo ha un nome un po’ piccante…’. Se lo è fatto dire e si è fatto una bella risata… E alla fine abbiamo sfamato tante persone”.

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