L'installazione dei manichini-cadaveri non parla di migranti, ma di linguaggio - e quindi di noi

Dodici finti cadaveri, coperti con dei teli bianchi e recintati ognuno con del nastro adesivo giallo e nero. Ai loro piedi, una targhetta con una frase d'odio e il nome e l’età di chi l’aveva pronunciata. Frasi come quelle che probabilmente appariranno come commento a questa notizia.